domenica 29 dicembre 2019

U.S. Space Force

Annunciata già nel 2018, la nuova arma dell’esercito americano è da considerarsi ufficialmente istituita con la firma da parte del presidente del budget militare annuale da 738 miliardi di dollari (National Defense Authorization Act).
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato la legge che istituisce le forze armate dello spazio che vanno ad affiancarsi all'esercito (Army), marina (Navy), aeronautica (Air Force) e Guardia Costiera. 
Dato che il governo e le forze armate statunitensi si affidano pesantemente ai satelliti per le previsioni del tempo, per raccogliere immagini ad alta risoluzione per l'intelligence e per dirigere i missili con i satelliti GPS, la minaccia, a loro parere è diventata ovvia.
Il segretario alla Difesa Usa, Mark Esper ha dichiarato: "Difendere gli interessi americani nello spazio è la missione delle forze spaziali degli Stati Uniti. Oggi il suo dominio è diventato un possibile teatro di battaglia"
Le forze spaziali Usa proteggeranno gli interessi nazionali americani con il particolare focus sullo spazio. Gli Stati Uniti hanno la miglior tecnologia spaziale del mondo. Come i marine, che operano sotto l’ombrello della Marina, le forze spaziali faranno capo all’Air Force. Trump aveva già istituito il Comando spaziale, lo SpaceCom. La nuova arma sarà costituita da circa 16.000 uomini tra militari dell’Air Force e civili. Non molti, ma per ora, abbastanza per gestire l'attuale tecnologia e operatività.
Il comandante della Space Force sarà il generale Jay Raymond che dichiara:“Istituendo le forze spaziali degli Stati Uniti, stiamo elevando lo spazio in modo commisurato alla sua importanza, a tutela degli interessi nazionali e quelli dei nostri partner e alleati”.
Cina, Russia e Stati Uniti hanno già settori militari dedicati allo spazio. La Russia ha fatto rivivere le Forze Spaziali Russe nel 2015 come ramo delle Forze Aerospaziali Russe. Nello stesso anno, la Cina ha istituito la Forza di Supporto Strategico dell'Esercito di Liberazione del Popolo come ramo dell'Esercito di Liberazione del Popolo dedicato allo spazio e alla cyberguerraglia.
Speriamo che lo spazio non diventi la nuova frontiera dove affrontarsi, un nuova "guerra fredda", sarebbe come non avere imparato nulla.




martedì 17 dicembre 2019

Pillole di Apollo: Il restauro della tuta Apollo A7L di Neil Armstrong

Quando l'astronauta Neil Armstrong fece il suo primo passo sulla luna 50 anni fa, fu un salto gigantesco per la storia delle tute spaziali. Quella che indossava Armstrong era un mix senza precedenti di tecnologia e sartoria.

La tuta stessa è una meraviglia ingegneristica, ogni singola cosa ha una funzione specifica, tutto è stato progettato nei minimi dettagli.
I raccordi metallici che collegano il casco, i tubi dell'aria e i guanti. Sono colorati di metallo rosso vivo per il guanto destro, blu neon per il guanto sinistro. Probabilmente per riprendere i colori degli Stati Uniti, ma in definitiva funzionali. Questa scelta fu fatta perché la NASA voleva assicurarsi che durante l'atterraggio sulla luna, Armstrong e Aldrin fossero in grado di collegare facilmente    l'equipaggiamento.

L'attenzione ai dettagli è evidente dal casco fino ai piedi. Le cuciture sono meticolose, (vedi mio articolo sulle sarte) molte delle quali eseguite a mano nel 1969. La tuta doveva essere resistente, flessibile e a tenuta stagna. La vita di Armstrong dipendeva da un ago e un filo finemente guidati.

Dopo decenni di esposizione, nel 2006, i tecnici dello Smithsonian hanno notato che la tuta spaziale di Armstrong mostrava i segni dell'età. Così l'hanno rimossa dall'Air and Space Museum di Washington, l'hanno spostata in un magazzino e l'hanno sistemata in una cassaforte speciale.


Credito: Claire Harbage
Malcolm Collum è conservatore capo presso il National Air and Space Museum dello Smithsonian.
Collum: “Stiamo davvero cercando di dare ai visitatori la sensazione di vedere esattamente quello che avrebbero visto nel 1969" 

E' stato uno sforzo durante quattro anni con circa 700.000 dollari di investimento.  Collum e il suo team dell'Udvar-Hazy Center del Museo dell'Aria e dello Spazio, un avamposto dello Smithsonian a pochi chilometri fuori Washington, ha pulito e riparato l'interno e l'esterno della tuta spaziale, poi l'ha montata su un manichino appositamente progettato e l'ha posta in un ambiente a temperatura controllata. La tuta è stata esposta al Air and Space Museum di Washington il 16 luglio, il giorno in cui 50 anni fa l'Apollo 11 è partito in direzione della Luna.

Il lavoro del team, dice Collum, è stato più di conservazione che di restauro. Lo Smithsonian non  cerca di rendere la tuta spaziale incontaminata come lo era il giorno in cui è stata realizzata. Non  è stato rimosso nessun materiale originale, ne sostituita alcuna parte che potrebbe essere deteriorata o mancante.  Per la maggior parte, l'esterno della tuta ha retto abbastanza bene. Ci sono stati alcuni strappi sul tessuto e alcuni sono stati riparati. Gran parte del deterioramento si è verificato all'interno.

La tuta spaziale è stata progettata per aiutare Neil Armstrong a collegare facilmente la sua attrezzatura. Gli accessori metallici della tuta sono coloratissimi, in modo che anche durante l'eccitazione dell'atterraggio sulla luna, Armstrong ha potuto fissare senza esitare il casco, i tubi dell'aria e i guanti. Credito: Claire Harbage

La tuta spaziale è composta da 21 strati di tessuto, gomma, metallo e fibra di vetro. E' stato costruita per essere a tenuta d'aria e abbastanza resistente da evitare forature da micrometeoriti -  piccole particelle di polvere che si muovono nello spazio a velocità incredibili -  adesso è  il tempo la sua più grande minaccia.

Molti di questi materiali sono stati progettati con un'aspettativa di vita di circa sei mesi, la NASA non si è preoccupata perché sapeva che la tuta non sarebbe stata riutilizzata di nuovo.  Oggi a 50 anni di distanza il team sta cercando di fare in modo che questi materiali durino abbastanza per le future generazioni.

Prima di iniziare a lavorare, i tecnici hanno fatto radiografie e scansioni 3D della tuta spaziale. Questo ha permesso loro di valutare ciò che doveva essere fatto per preservarla. Hanno concluso che le parti interne in gomma e plastica avevano iniziato a sbriciolarsi a causa di un accumulo di vapori dannosi. Non c'era molto da fare per riparare il danno, ma i tecnici sono stati in grado di rallentare il deterioramento creando un manichino appositamente progettato che convoglia un flusso costante di aria fresca in tutta la tuta.

Il manichino che ora indossa la tuta è costruito per preservare le parti interne in gomma e plastica. Credito: Claire Harbage

Come tutti i materiali, alla fine si degradano, la plastica e le gomme sono un po' più veloci di altri materiali e deperire. Per questo motivo è stato ideato il manichino che non solo fornisce un supporto strutturale, ma è anche un sistema di distribuzione dell'aria fresca. In questo modo  qualsiasi tipo di gas dannoso sarà espulso dalla tuta per non causare ulteriori danni.


Le ginocchia e gli stivali della tuta sono ancora macchiati di polvere lunare. Credito Claire Harbage

La tuta è ora posizionata con la gamba sinistra leggermente in avanti - come se stesse per fare quel primo piccolo passo per l'uomo. La posa fa sentire il completo vivo. Spesso si vedono tute spaziali o tute di volo o qualsiasi tipo di uniforme lì in piedi, con le braccia penzolanti ai lati, anonime e inerti tute, ma la tuta di Neil Armstrong vive ancora.

La tuta sembra essere appena stata sulla Luna,  mentre gli occhi scorrono verso il basso - sotto l'anello di metallo rosso su cui si avvita il casco, sotto la bandiera americana sulla spalla, sotto l'aquila sull'emblema della missione Apollo 11 e sotto il punto in cui è cucito il nome di Armstrong - il tessuto bianco diventa gradualmente grigio. Cosce, ginocchia e stivali sono ancora marcatamente macchiati di polvere lunare.

Nel 1994, nel 25° anniversario della sua passeggiata attraverso quella polvere, Armstrong ha scritto una lettera al team che ha creato la sua tuta spaziale. Ha commentato la funzionalità e la moda dell'abito, scherzando che ha avuto successo perché ha nascosto alla vista "il suo brutto occupante". La sua vera bellezza, ha scritto, "è che ha funzionato. Era forte e affidabile. A tutti voi che avete fatto tutto ciò che è stato.....grazie e congratulazioni".


    
Nel luglio del 2009, in occasione del 40° anniversario della missione Apollo 11, sono stato invitato, dalla Curatrice Dott.ssa Cathleen Lewis, a visitare il Garber Facility di Washington DC, dove venivano conservate le tute spaziali americane.

Non ho dovuto chiedere quale oggetto desideravo ammirare per primo... Gli addetti hanno estratto dalla sua sede, la tuta di Armstrong, sdraiata su un carrello e coperta da un telo. E' stato un momento emozionante,  quando una volta scoperta, immediatamente ho notato sulle gambe della tuta il grigio della regolate lunare. Prima di entrare avevo indossato i guanti bianchi, per rispetto ad un manufatto di valore storico, ma la curatrice mi ha fatto un grande dono: mi ha chiesto di togliere un guanto e prendendo la mia mano nella sua mi ha fatto toccare il velcro posizionato sotto la scarpa sinistra ancora sporco di polvere lunare proveniente dal Mare della Tranquillità. La tuta di Armstrong, a differenza di quasi tutte le altre, ha ancora le patch di missione originale, che veniva normalmente rimossa dagli astronauti come ricordo personale.

"Vederla da vicino è una esperienza potente, ti da la sensazione che Armstrong sia appena tornato, toccarla (con i guanti) è una esperienza che non dimenticherò".  Luigi Pizzimenti


       Alcune immagini della mia visita a Garber Facility






Luigi Pizzimenti e  Neil Armstrong nel 2011