martedì 28 gennaio 2020

28 gennaio 1986 la tragedia del Challenger

La mattina del 28 gennaio del 1986, a 14 chilometri dal suolo e dopo soli 73 secondi di volo, lo Space Shuttle Challenger si disintegrò in migliaia di pezzi e si portò via sette vite. 





Equipaggio del STS-51-L Prima fila da sinistra a destra: Michael John Smith, Dick Scobee, e Ronald McNair. Seconda fila da sinistra a destra: Ellison Onizuka,Christa McAuliffe, Gregory Jarvis, e Judith Resnik. (NASA)


Lo Space Shuttle era una macchina meravigliosa, ma complessa e pericolosa.  Pensare di inviare gli uomini e le donne nello Spazio e farli rientrare sulla Terra con un gigantesco e pesantissimo "Aliante" era un miracolo della tecnica, ma comportava rischi enormi.

La missione STS-51-L era la 25° missione del programma spaziale e la decima della navetta Challenger. Il guasto fu causato da una guarnizione del segmento del razzo destro a propellente solido. (SRB) La rottura della guarnizione provocò una fuoriuscita di fiamme dall'SRB che causò un cedimento strutturale del grande serbatoio esterno, contenente idrogeno e ossigeno liquidi. 

In un primo momento si parlò di "esplosione", ma in realtà la dinamica dell'incidente fu più complessa. Le successive inchieste giunsero alla conclusione che il serbatoio esterno dello Shuttle si spezzò, lasciando uscire ossigeno e idrogeno liquidi, che mescolandosi si incendiarono. Entrambi i booster proseguirono la loro rotta oltre la nuvola di fumo dove lo Shuttle si era lacerato.
E' stato accertato che gli astronauti non morirono sul colpo. Dopo che lo Shuttle fu lacerato in più parti, queste continuarono la salita raggiungendo una quota di circa 20 chilometri.



Lo Space Shuttle si disintegra e i due booster continuano il loro volo.


          Il Direttore di volo, Jay Greene (in primo piano) fotografato nel momento dell'incidente.

La cabina colpì la superficie dell’acqua dopo 2 minuti e 45 secondi dall'incidente, ad una velocità di oltre 320 km/h, con una forza risultante di circa 200 G, con conseguente schiacciamento della struttura e una distruzione totale di qualsiasi cosa si trovasse all’interno della cabina.

Tutte le indagini compiute subito dopo il disastro confermarono che l’equipaggio era ancora in vita fino a quell’istante. Quello che è meno chiaro è se fossero ancora coscienti. Se la cabina si era già depressurizzata, l’equipaggio avrebbe avuto difficoltà a respirare. Nella relazione finale stilata dai colleghi astronauti, si legge: “L’equipaggio è probabile ma non sicuro che abbia perso conoscenza”. Di seguitò, si scoprì che alcune bombole di emergenza, progettate per la fuga da un veicolo in fumo ancora fermo a terra, erano state attivate.

Ovviamente il pensiero va alle donne e gli uomini del Challenger che quasi certamente si resero conto che la loro vita stava per terminare tragicamente. 


Lo sgomento pervase tutto il Mondo, mai prima di allora gli Stati Uniti avevano perso uomini durante un volo. L'unico precedente, (vedi Apollo 1), era avvenuto 19 anni prima.


Rapporto NASA di Joseph Kerwin 








Le due insegnanti americane: Barbara Morgan beckup crew e mission specialist durante STS-118 e Christa McAuliffe (2 sett. 1948- 28 gen. 1986) selezionate per essere le prime in un programma spaziale, nell'ambito del progetto Teacher in Space.





Migliaia i detriti ritrovati sulla terra e in fondo al mare. (NASA)

Kennedy Space Center: alcuni pezzi del Challenger (NASA)



Alcuni links per chi desidera approfondire:


"The Challenger Disaster Viewed at Pittsburgh's Buhl Planetarium" A Personal Remembrance by Glenn A. Walsh:  http://buhlplanetarium2.tripod.com/bio/2006ChallengerBuhl.htm

Recollection of Challenger Tragedy from Eyewitness at Cape Canaveral:

Recollection of Challenger Tragedy from the West Coast:


Space Shuttle Challenger:



lunedì 27 gennaio 2020

53 anni fa: Il rogo di Apollo 1




"If we die, we want people to accept it. We are in a risky business, and we hope that if anything happens to us, it will not delay the program. The conquest of space is worth the risk of life".

"Se moriamo, vogliamo che le persone lo accettino. Siamo in un affare rischioso e speriamo che se ci accadesse qualcosa, questo non ritardi il programma. 
La conquista dello spazio vale il rischio della nostra vita".   

     
                                             -Astronaut Gus Grissom, 1965


La tragedia avvenne sulla rampa di lancio durante il test finale della missione inizialmente denominata Apollo 204.  Sarebbe stata lanciata il 21 febbraio 1967, ma gli astronauti Virgil Grissom, Edward White e Roger Chaffee persero la vita nell'incendio del modulo di comando.

Gli astronauti erano entrati nella capsula alle ore 13 di Venerdì 27 Gennaio 1967. Il primo problema fu quando Gus Grissom entrato nella navicella dopo aver  collegato la sua fornitura di ossigeno al veicolo spaziale,  disse di aver sentito  uno strano odore nella tuta spaziale come un "odore acre"... L'equipaggio si fermò per vedere se l'aria tornava ad essere normale, il centro di controllo  dopo averne discusso con Grissom decise di continuare il test.

Il problema successivo fu un forte flusso di ossigeno che periodicamente attivava il master allarm. Anche in questo caso si continuò con la promessa che se ne sarebbero occupati dopo...

Un terzo problema sorse nelle comunicazioni. In un primo momento, le comunicazioni difettose sembravano essere unicamente tra il comandante  Grissom e la sala di controllo. Più tardi, la difficoltà si estesero a tutto l'equipaggio, alla sala di controllo e al complesso di lancio 34. Grissom disse: "Come pensate di comunicare dalla Terra alla Luna, se non riusciamo a comunicare a tre isolati di distanza!".

Quest'ultimo problema nelle comunicazioni, spostò di circa 30 minuti il conteggio dalle 5:40 pm alle 06:31 pm, quando i controllori di volo stavano per far ripartire l'orologio, gli strumenti a terra mostrarono un aumento inspiegabile del flusso di ossigeno nelle tute spaziali. Uno dei membri dell'equipaggio, presumibilmente Grissom, si era spostato leggermente.

Quattro secondi dopo, l'astronauta Chaffee urlò: "Fuoco, sento odore di fuoco". Due secondi dopo, la voce di White si fece più insistente: "Fuoco nella cabina di guida!" 
Le procedure per la fuga di emergenza richiedevano normalmente 90 secondi, ma in pratica l'equipaggio non aveva mai compiuto questa operazione in soli 90 secondi... Adesso si trattava di farlo con il fuoco e il fumo che avvolgeva i tre uomini!

Fiamme e spesse nuvole di fumo nero riempirono la white room. L'istinto fece allontanare molti uomini, ma altri cercarono di salvare gli astronauti. Il calore intenso e il denso fumo resero impossibile l'intervento, purtroppo era troppo tardi. Gli astronauti erano morti. Una commissione medica stabilì che gli astronauti erano  morti per asfissia da monossido di carbonio. L'incendio aveva distrutto il 70% della tuta spaziale di Grissom, il 20% della tuta di White e del 15% della tuta di Chaffee. 


Dopo la rimozione dei corpi, la NASA sequestrò tutto ciò che al momento del lancio era nel complesso 34. Il 3 febbraio, l'Amministratore della NASA Webb, istituì una commissione d'esame per indagare a fondo sulla questione. Gli ingegneri smontarono per per pezzo la navicella e  dimostrarono che l'incendio era divampato vicino a uno dei fasci di cavi proprio di fronte al sedile di Grissom sul lato sinistro della cabina.

Nella primavera del 1967, il dottor George E. Mueller, Amministratore associato per i voli con equipaggio della NASA, annunciò che la missione prevista per Grissom, White e Chaffee sarebbe stata denominata Apollo 1 per onorare la memoria dei tre astronauti scomparsi.

Il Programma lunare era appena iniziato, ed aveva già chiesto il suo tributo agli uomini.



Per conoscere l'intera storia con particolari e immagini inedite richiedi il libro:  PROGETTO APOLLO "Il sogno più grande dell'uomo"

Rapporto NASA: Apollo 204 Review Board
Apollo 1 Audio
Funerali Video


Edward White, Virgil Grissom e Roger Chaffee (NASA)
Chaffee, White e Grissom durante il training (NASA)




Il Comandante della missione Apollo 1 Gus Grissom lascia il furgone di trasferimento alla base del Launch Complex 34 è il giorno fatale: 27 gennaio del 1967, cinquant'anni fa. Grissom è seguito dal pilota Roger Chaffee. Ed White aspetta il suo turno nel furgone, fra poche ore i tre uomini periranno nel tragico incendio della capsula.




Quello che resta delle tute degli astronauti (NASA)








  

Apollo 1 durante l'indagine della NASA (NASA)

Nel luglio del 2009 ero a Washington e sono andato a rendere omaggio a Virgil Grissom e Roger Chaffee, che sono sepolti al cimitero Nazionale di Arlington.

Nel luglio del 2009 mi trovavo a Washington per la John Glenn Lecture di Apollo 11, ho colto l'occasione per rendere omaggio al cimitero nazionale di Arlington dove sono sepolti molti degli astronauti del programma Apollo e altri. Grissom e Chaffee sono sepolti vicini.  
Foto: Luigi Pizzimenti


 Ed White è sepolto nel cimitero di West Point

sabato 18 gennaio 2020

Pillole di Apollo: Vedere I luoghi di atterraggio delle missioni Apollo

Tutti gli appassionati di Astronomia amano i cieli scuri senza luna, ma diciamocelo, la Luna è ben visibile due settimane al mese. E' impossibile ignorarla. Senza dubbio avete osservato crateri e catene montuose e cercato di individuare caratteristiche vulcaniche. Ma qua e là, tra gli anfratti, troverete sei dei luoghi importantissimi per l'umanità: i luoghi di atterraggio delle missioni Apollo. 
Sono luoghi unici dove l'umanità ha realizzato uno dei suoi sogni più antichi dell'uomo.

Come noto, nessun telescopio sulla Terra è in grado di vedere i moduli lunari o qualsiasi altra cosa legata all'Apollo. Nemmeno il telescopio spaziale Hubble,  le leggi dell'ottica ne definiscono i suoi limiti. Lo specchio di Hubble da 240 cm ha una risoluzione di di 0,05″ in luce visibile, quindi circa 91 metri.  Dato che il più grande pezzo di equipaggiamento rimasto sulla Luna dopo ogni missione è stato il LM (modulo lunare) che ha circa 10 metri di larghezza (con le gambe estese)  si può comprendere che è impossibile vedere il LM dalla Terra o dall'orbita terrestre.

I luoghi di allunaggio.

L'unico modo per vedere i luoghi di allunaggio è stato inviare un satellite come il Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO) della NASA, che può abbassarsi fino meno di 50 km dalla superficie lunare, abbastanza vicino da poter visualizzare ogni luogo di atterraggio con notevoli dettagli.

Tutti i siti di atterraggio si trovano sul lato visibile della Luna e sono stati scelti per esplorare diversi terreni geologici. Gli astronauti hanno riportato sulla terra 382 kg di rocce lunari, dai basalti alle antiche rocce degli altipiani fino alle brecce: rocce frantumate dall'impatto al suolo. Gli astronauti dell'Apollo 12 trovarono persino il primo meteorite mai scoperto su un altro mondo.

Con un piccolo telescopio da 10 cm o meglio più grande, con un ingrandimento non troppo spinto potrete individuare i luoghi degli allunaggi. Più  grande sarà il telescopio, maggiore è la potenza quindi  sarete in grado di visualizzare meglio la scena.

Di seguito le immagini di ciascuno dei sei siti di atterraggio dell'Apollo fotografati dall'orbita bassa dal Lunar Reconnaissance Orbiter della NASA. Le tracce degli astronauti, così come il rover e altri oggetti sono chiaramente visibili. Credit:NASA / LROC 

Ovviamente con il telescopio, come già accennato sopra,  non potrete individuare i passi degli uomini che oltre 50 anni fa lasciarono le prime orme umane sul nostro satellite, ma potrete imparare a riconoscere la zona.