giovedì 13 maggio 2021

Conferenza: Le nuove sfide nello Spazio


In questo momento storico stiamo vivendo una vera e propria corsa allo spazio con nuovi grandi attori sulla scena mondiale come l'agenzia spaziale cinese. Il settore che, per lungo tempo ha goduto prevalentemente di sostegni istituzionali, da qualche anno sta assistendo ad un ambizioso intervento di investitori privati. Si tratta di una vera e propria rivoluzione culturale ed economica, è la New Space Economy.
Nell'evento di venerdì 14 maggio, parleremo dunque del presente ma soprattutto del futuro dell'esplorazione spaziale, attraverso i piani per le prossime missioni delle agenzie spaziali e i progetti dei privati che stanno attirando sempre più l'interesse di investitori e appassionati.
Quando e come torneremo sulla Luna? E a che punto è la grande sfida per raggiungere Marte? Insieme tenteremo di rispondere a queste domande senza dimenticare che il 2021 sarà anche l'anno del turismo spaziale, con le opportunità offerte di Virgin Galactic e Blue Origin.

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Il Martino.it 

mercoledì 5 maggio 2021

"Roger, liftoff, l'orologio è partito!"

Il 5 maggio 1961, l'astronauta Alan Shepard divenne il primo americano ad andare nello spazio.

Alan Shepard: "Roger, liftoff, l'orologio è partito!"  

Video 1 ; Video 2 ; Video 3

Il lancio avvenne alle 9:34 a.m. ET dal Launch Complex 5 (LC-5) e il volo di Freedom 7 durò 15 minuti e 28 secondi. La prima missione spaziale americana fu di tipo suborbitale. 

La capsula Mercury raggiunse un Apogeo di 187,42 km e percorse una distanza di 487,26 km sopra l'Oceano Atlantico. Shepard subì quasi 11 volte la forza di gravità durante il rientro in questo volo e raggiunse una velocità massima di 5.134 mph.

Poco prima di partire diventarono famose le sue parole: "Please dear God, don't let me fuck up" Lascio a voi la traduzione...

Il volo suborbitale di Shepard avvenne a 23 giorni dopo il primo volo nello spazio, quando Yuri Gagarin effettuò un'orbita della Terra, e di fatto diede il via  alla "gara" del volo spaziale umano. 

Shepard in seguito si addestrò per una missione Gemini, ma una patologia del suo orecchio, la sindrome di Ménière, lo mise a terra e per restare nel programma astronauti della NASA, si sottopose (di nascosto) ad un intervento chirurgico sperimentale, permettendogli poi di volare sull'Apollo 14 e camminare sulla Luna come comandante.

Il decollo della Mercury richiese un po' più tempo del previsto; il che ha mise Shepard in una posizione precaria per quanto riguarda i bisogni fisiologici... All'interno dell'angusta capsula non c'era a disposizione un bagno e alla fine, Shepard dovette fare i suoi bisogni all'interno della tuta a pressione. Per fortuna il flusso d'aria della tuta gli ha permise di asciugarsi prima del lancio, ma immagino quanto deve essere stato scomodo nei momenti prima del lancio. Non biasimo Shepard per aver voluto "accendere questa candela" e andare velocemente avanti con la missione.

Curiosità: La matematica ricercatrice della NASA  Katherine Johnson fece l'analisi della traiettoria per la missione.


               Alan Bartlett Shepard, Jr. (18 novembre 1923 – 21 luglio 1998) Credito immagine: NASA/Andy Saunders


             Alan Shepard sulla Luna con la missione Apollo 14 Credito immagine: NASA



Recentemente la NASA in collaborazione con l'Air and Space Museum di Washington ha deciso di esporre in modo permanente la capsula e la tuta di Alan Shepard e iniziato un meticoloso restauro conservativo.



 




                                           Alcune fasi del restauro.  Credito immagini: Smithsonian




mercoledì 28 aprile 2021

28 aprile 2021 Michael Collins è deceduto.

L'astronauta, pilota del modulo di comando della missione Apollo 11,  Michael Collins, che orbitò da solo intorno alla luna durante la prima storica missione di allunaggio, è morto oggi all'età di 90 anni.

Nota della famiglia:

"Siamo spiacenti di condividere che il nostro amato padre e nonno è morto oggi, dopo una battaglia valorosa contro il cancro. Ha trascorso i suoi ultimi giorni serenamente, con la sua famiglia al suo fianco", ha detto la famiglia Collins in un comunicato. "Mike ha sempre affrontato le sfide della vita con grazia e umiltà, e ha affrontato questa, la sua ultima sfida, allo stesso modo. Ci mancherà terribilmente. Ma sappiamo anche quanto Mike si sentisse fortunato ad aver vissuto la vita che ha fatto. Onoreremo il suo desiderio di celebrare, senza piangere, quella vita".

"Vi preghiamo di unirvi a noi nel ricordare con affetto e gioia il suo spirito acuto, il suo tranquillo senso dello scopo e la sua saggia prospettiva, acquisita sia guardando la Terra dal vantaggio dello spazio che guardando attraverso le acque calme dal ponte della sua barca da pesca".

Come pilota del modulo di comando nella missione Apollo 11 della NASA, Collins ha orbitato intorno alla luna mentre Neil Armstrong e Buzz Aldrin sono scesi alla Tranquility Base il 20 luglio 1969. Quando i suoi due compagni tornarono dalla superficie, Collins si trovò nella posizione unica di scattare una foto a tutta l'umanità - i suoi compagni a bordo del modulo lunare e tutti gli altri sulla Terra in lontananza.

Il Controllo Missione paragonò l'esperienza di Collins a quella del primo essere umano esistente. "Dai tempi di Adamo nessun uomo ha conosciuto una tale solitudine", disse un commentatore della missione. Collins ha poi respinto questo paragone: "E' una sciocchezza", ha detto in occasione del 50° anniversario della missione Apollo 11 nel 2019. «Mettete un abitante delle Isole Samoa sulla sua piccola canoa nel mezzo del Pacifico, di notte, senza che sappia dove sta andando né come arrivarci. Solo le stelle gli sono amiche e non ha nessuno con cui parlare. Quell'uomo è solo. Io non ho avvertito quel tipo di solitudine», racconta. «È vero, non avevo il comando di missione che mi parlava ininterrottamente per ore - per 40 minuti o poco più mi trovavo dietro alla Luna - ma ero nella mia piccola, confortevole capsula. Il Columbia era gradevole, sicuro, spazioso. Avevo caffè caldo, la musica se la volevo e un bel panorama fuori dall'oblò.»

                                         Michael Collins in una delle sue ultime interviste

Membro del terzo gruppo di astronauti selezionati dalla NASA nel 1963, il percorso di Collins per partecipare al primo allunaggio iniziò con un volo di tre giorni in orbita terrestre. Assegnato come pilota a bordo di Gemini 10, Collins con John Young furono lanciati nel luglio 1966 in una missione che effettuò il rendezvous e l'attracco con un razzo Agena.



Collins eseguì due passeggiate spaziali su Gemini 10, diventando la quarta persona ad uscire da un veicolo spaziale per lavorare nel vuoto dello spazio. Durante la sua seconda attività extraveicolare (EVA), Collins divenne il primo astronauta a trasferirsi su un altro veicolo, recuperando un rilevatore di polvere cosmica dall'esterno del razzo Agena lanciato in precedenza. La sua passeggiata spaziale, tuttavia, non è stata senza difficoltà.


Collins racconta: "Arrivo a questo maledetto Agena, che non è fatto per essere afferrato, e devo afferrarlo, così, la prima volta che l'ho afferrato sono andato fino al portello di aggancio. I collari di attracco sono costruiti per essere belli e lisci in modo che la sonda che ci va dentro sia ben aderente. Hanno labbra e bordi lisci, Beh, ho afferrato il collare di attracco. Non era fatto per essere afferrato - guanti ingombranti, e il mio slancio mi stava ancora portando in avanti, così sono semplicemente scivolato oltre, e mentre passavo, sono andato a carambolare contro il razzo, rimbalzando più volte."

Collins ha poi utilizzato un propulsore a gas portatile per il controllo del suo assetto e dopo che Young ha avvicinato la capsula Gemini, ha provato di nuovo, questa volta afferrando con successo alcuni fili dell'Agena per stabilizzarsi.

"Era più un'acrobazia di un tizio su un trapezio", ha detto Collins. "Se ci avessimo pensato meglio, avremmo detto: Bene, quando arriverai laggiù cosa afferrerai? E poi con cosa lo prenderai, con quale mano? Come lo stabilizzerai? Dove metterai la tua mano e i tuoi piedi, e cosa ti terrà in posizione?  Forse la risposta sarebbe stata: Ehi, fai installare alla Lockheed un paio di appigli sulla parte anteriore dell'Agena e poi sarebbe stata una cosa relativamente semplice. Ma purtroppo non ci abbiamo pensato"

Michael Collins è stato il compagno perfetto per Neil Armstrong e Buzz Aldrin, un ottimo (fra i migliori) pilota del modulo di comando, ma soprattutto un uomo calmo e capace di tenere unito il team.





Durante il periodo in solitudine sul modulo di comando, prendeva appunti direttamente sulle pareti della capsula, recentemente tutti i dettagli sono stati svelati. Ne parlo quiSe qualcosa fosse andato storto con la risalita del modulo lunare, Armstrong e Aldrin sarebbero rimasti intrappolati in orbita lunare, e a Collins sarebbe toccato il compito di tentare di recuperarli.
In una serie di interviste al New York Times, ha raccontato che aveva  a disposizione diverse manovre di emergenza, studiate in base alla posizione del LM. Ma alcune erano così complesse che non erano mai state provate. Se avesse fallito, «non mi sarei suicidato. Sarei tornato a casa da solo, e loro sapevano: non ci fu bisogno di discuterne. Certo non sarebbe stato un viaggio facile».


Ho incontrato Collins diverse volte negli Stati Uniti, sempre disponibile, era un uomo di poche parole, gradevole. Cosciente di aver fatto parte della missione più importante della storia (ad oggi), ma non amava parlarne. I suoi interessi erano altri. Al termine della carriera astronautica fu nominato Direttore presso l'Air & Space Sminthosnian Museum di Washinghton. Appassionato da sempre di pittura, amava dipingere paesaggi bucolici. Un uomo del "Rinascimento" inserito nell'impresa più tecnologica di tutti i tempi.

     


sabato 17 aprile 2021

Al Worden (1932–2020) Apollo 15 Cmp

Born and raised on a farm outside Jackson, Michigan, Al Worden (1932–2020) made history as the Command Module Pilot on Apollo 15, which celebrates its 50th anniversary this summer. On that mission—deemed the 'most scientific' of all Apollos—Worden famously performed the first-ever deep space EVA, exiting the spacecraft at a distance of more than 196,000 miles away from Earth to retrieve film canisters from the Service Module's SIM bay.

With Commander Dave Scott and Lunar Module Pilot Jim Irwin, Worden formed one third of the only all-Air Force Apollo crew. His path to NASA began with the decisions made in his youth: upon graduating from the United States Military Academy at West Point in 1955, he chose to be commissioned into the Air Force—despite no experience as a pilot. Excited by the prospect of flight, he first trained in Texas on the Beechcraft T-34 before advancing to Lockheed T-33 jet trainers. From there, he went on to Air Defense Command training at Tyndall Air Force Base, Florida, flying F-86D Sabres. His first post-training assignment was with the 95th Fighter Interceptor Squadron at Andrews Air Force Base, near Washington, D.C., where he flew F-86Ds, and later, F-102 Delta Daggers.

In an effort to advance his career and benefit the Air Force, Worden attended the University of Michigan, graduating in 1963 with Master of Science degrees in aerospace engineering and instrumentation engineering. After his application to the USAF Test Pilot School was declined, he took part in an exchange program with Britain's Royal Air Force and trained at the Empire Test Pilots' School in Farnborough, England. Returning stateside, he served as an instructor at the Aerospace Research Pilot School (ARPS) at the request of Colonel Chuck Yeager.

When NASA opened up applications for its fifth group of astronauts in 1965, Worden eagerly entered his name and was selected. In his memoir, he recounted: 'Professionally, I figured it couldn't get any better than that. Even being a test pilot couldn't compare with being an astronaut and making a spaceflight.' His first assignment was as part of the astronaut team involved in the design and testing the Command Module at North American Aviation's plant in Downey, California. He was then assigned to the support crew for Apollo 9, and as backup CMP for Apollo 12.

In early 1970, Worden, Scott, and Irwin were publicly named as the crew for Apollo 15. It was the first of the 'J-series' Apollo missions, with a three-day lunar stay, the first deployment of the Lunar Roving Vehicle, and a suite of scientific instruments designed for lunar research on board. Blasting off from Cape Canaveral on July 26, 1971, Worden, as the CMP, piloted the CSM 'Endeavour' for 74 lunar obits, operating scientific instruments and cameras for lunar surface mapping while Scott and Irwin explored the moon on foot.


In a 2015 interview, Worden playfully recalled: "Do you know what they did down on the Moon? What those guys’ primary job was? They picked up rocks and dirt. Now myself, in lunar orbit, I did probably a thousand times more science than they did, because I had all these remote sensors and big cameras and all kinds of things I was running the whole six days I was there. Dave and Jim picked up 170 pounds of rocks, huh? Big deal!"

After his rendezvous with Irwin and Scott on August 2nd, Worden prepared to go where no man had gone before: outside his spacecraft in deep space. During their journey back to Earth on August 5th, at a distance of approximately 196,000 miles away from Earth, Worden exited the main hatch of the CSM 'Endeavour' to retrieve film magazines from the SIM (Scientific Instrument Module) bay, logging 38 minutes outside the spacecraft. The mission concluded with a successful splashdown in the Pacific, and subsequent recovery by the USS Okinawa. In completing his flight, Worden spent a total of 295 hours and 11 minutes in space.

Following the historic Apollo 15 flight, Worden worked at NASA's Ames Research Center, ran for Congress, wrote books, and engaged in philanthropic activities in support of STEM education.

domenica 11 aprile 2021

12 aprile 1981 Decolla il primo Space Shuttle

La prima missione dello Space Shuttle fu definita il volo di prova più audace in storia. Nessuna possibilità di salvarsi in caso di incidente dopo il lancio, nessuna garanzia di un rientro con atterraggio senza motori. Erano necessari nervi saldi e una preparazione infinita in diversi campi. Per questo compito ai comandi venne scelto l'astronauta più esperto della NASA: John Young che aveva già effettuato due voli Gemini e due voli Apollo. Al suo fianco Bob Crippen come co-pilota. 

Quando i motori dello Space Shuttle Columbia lanciarono la missione STS-1 dal Kennedy Space Center in Florida il 12 aprile 1981, al momento del lancio  il comandante John Young (scomparso il 5 gennaio 2018) disse al pilota Robert Crippen che stavano per fare un viaggio avventuroso verso una nuova frontiera. Crippen ricorda:"Non c'era dubbio che si era diretti da qualche parte, è stato un bel calcio nei sedere".

Il nuovo sistema di lancio, versatile e riutilizzabile, era alimentato da sistemi con motori multipli e completamente controllato dai computer, il Columbia richiedeva un equipaggio con esperienza e competenze eccezionali.

La decisione della NASA di mettere Young al posto del comandante per la missione è stata facile. Già veterano di quattro missioni con tre tipi di veicoli spaziali, Young aveva l'esperienza e la sicurezza per guidare il Columbia nel suo volo inaugurale. "Se vuoi andare nello spazio per la prima volta su un nuovo veicolo che non ha mai volato, vuoi andare con un professionista, e John è certamente un professionista", ha dichiarato Crippen.

Crippen era l'astronauta novellino entusiasta di pilotare una missione. "Facevo le capriole", ha detto Crippen. La sua padronanza dei sofisticati sistemi informatici del Columbia ha ottenuto l'apprezzamento di Young che dichiarò: "Sono stato davvero fortunato ad avere Bob Crippen con me perché conosceva tutto il software da cima a fondo".

L'equipaggio trascorse due giorni nello spazio per mettere alla prova il Columbia, testando i sistemi nuovi ed avanzati della "nave" spaziale. Young dichiarò:"Ci siamo divertiti a portarla in giro, davvero una grande macchina".

Nei pochi momenti liberi in cui gli astronauti non erano impegnati, Young e Crippen si dilettavano nella vista spettacolare che offre il volo in orbita. Crippen:"Il vero piacere è stato avere la possibilità di godersi l'assenza di peso e passare un po' di tempo a guardare fuori (la Terra)".

Per Young, tuttavia, il volo spaziale non solo forniva un mezzo per apprezzare il pianeta, ma un modo per proteggerlo. Credeva che la tecnologia sviluppata per inviare esseri umani sulla luna o su Marte un giorno avrebbe aiutato l'umanità a prevenire o correggere i problemi ambientali creati sulla Terra. Considerazioni che a distanza di 40 anni, restano attuali.










John Young, rispondendo alla domanda se fosse nervoso a comandare il primo volo sullo Space Shuttle nel 1981. "Chiunque si trova sul più grande sistema al mondo con combustione idrogeno-ossigeno, sapendo che stanno per accendersi i motori e non è un po’ preoccupato, non comprende appieno la situazione".


















12 aprile 1961 Jurij Gagarin

Gagarin: "Vedo la Terra! E 'così bella! "



Vostok è la prima astronave del mondo con un uomo a bordo, è stata lanciata in orbita dall'Unione Sovietica il 12 aprile 1961. Il pilota dell' astronave è un cittadino dell'Unione Sovietica, il Maggiore Yuri Gagarin. 

Questo fu  l'annuncio, fatto mentre Gagarin era ancora nello spazio. Gli americani rimasero storditi, ma le loro congratulazioni inviate a Mosca erano autentiche. Questo  storico volo di 108 minuti, fece di  Gagarin il primo uomo nello spazio, un eroe internazionale. Aveva solo 27 anni. La NASA si precipitò per inviare un astronauta nello spazio e nel maggio 1961 Alan Shepard diventò il primo astronauta americano, anche se con un volo balistico suborbitale. 

Due giorni dopo il ritorno di Vostok 1, Gagarin era a Mosca e dal balcone del Cremlino con il premier Nikita Khrushchev, saluto la folla impazzita dalla gioia.  Quarantotto ore prima, era sconosciuto, ora era senza alcun dubbio l'uomo più famoso sulla Terra. Intraprese un tour mondiale durante il quale le folle urlanti lo salutarono ovunque andasse.

Le visite internazionali di Gagarin sono state straordinarie  perché sono venuti al culmine della Guerra Fredda. Adesso c'era qualcuno che poteva viaggiare, non solo tra la Terra e lo spazio, ma anche tra il mondo aperto e chiuso dell'est e dell'ovest. Le differenze ideologiche sono state momentaneamente dimenticate quest'uomo è stato accolto da eroe in tutto il mondo.

Gagarin non volò più nello Spazio,  dopo il tour,  tornato a casa a Star City per continuare il suo lavoro nel programma spaziale russo, ma un  manager  non voleva rischiare la vita di un Eroe dell'Unione Sovietica in un'altra missione pericolosa.

Yuri Gagarin
Durante un volo di addestramento di routine il 27 marzo 1968 una tragedia portò via  Gagarin,  il suo aereo cadde lui e il suo istruttore rimasero uccisi. Le sue ceneri riposano nel muro del Cremlino. Un cratere lunare e l'asteroide 1772 sono stati chiamati Gagarin in suo onore. Fonte: ESA






giovedì 8 aprile 2021

Pillole di Apollo: Il kit medico a bordo delle Missioni Apollo

In tempi da pandemia, sentiamo parlare di farmaci, vaccini, iniezioni.. Ma come si curavano gli astronauti a quasi 400.000 chilometri dalla Terra?

Il modulo di comando Apollo, trasportava nell'alloggiamento inferiore dell'equipaggiamento della navicella, un piccolo kit medico. Progettato per le situazioni di emergenza, conteneva farmaci e pillole per il dolore, la cinetosi e la diarrea; così come stimolanti, antibiotici, decongestionanti e aspirina, farmaci iniettabili, bende, agenti topici (crema di primo soccorso, crema solare e una pomata antibiotica) e infine delle gocce per irritazioni oculari. (Molto importanti in caso di contatto con la polvere lunare).






Il kit medico era fatto di tessuto Betacloth (lo stesso utilizzato per le tute Apollo) e misurava circa 18 x 13 x 13 cm.


Non c'era un kit medico "standard" per tutto il programma: mentre il contenuto di base rimaneva in gran parte lo stesso da una missione all'altra, il kit veniva rivisto dopo ogni missione con modifiche appropriate per il volo successivo. Un barbiturico a breve durata d'azione, il Seconal, fu aggiunto dopo le segnalazioni di difficoltà di sonno da parte dell'equipaggio dell'Apollo 7. Le aritmie cardiache sperimentate durante la missione Apollo 15 hanno portato all'aggiunta di Pronestyl, Lidocaina, atropina e Demerol nelle missioni successive. 


L'equipaggio dell'Apollo 7 ha sofferto di un forte raffreddore, portando il comandante dell'Apollo 7 Wally Schirra a riferirsi in seguito alla missione come alla "capsula del freddo per 11 giorni”. Nel kit c'erano 24 compresse di Actifed, e furono completamente utilizzate. In seguito ai problemi su Apollo 7, L'assegnazione di Actifed fu aumentata a 60 pillole per tutte le missioni successive. 

Il contenuto dei kit medici era inoltre aggiornato man mano che venivano identificati farmaci più efficaci. Per esempio, la combinazione scopolamina/Dexedrina è stata sostituita dopo l'Apollo 11 dopo che i test a terra avevano indicato che la Marezina era più efficace per il trattamento della cinetosi.

Tutti i membri dell'equipaggio effettuavano dei test sia per la sensibilità che per la risposta a ciascuno dei farmaci trasportati nel kit medico. Per la missione Apollo 8 a causa della sensibilità all'aspirina di uno dei membri dell'equipaggio, sono stati aggiunti Tylenol e Benadryl.

Rispetto al kit medico portato a bordo delle missioni Gemini, quello del programma Apollo si è evoluto, così come la filosofia della NASA sull'uso dei farmaci. La sua politica iniziale precludeva l’uso tranne che in un'emergenza medica (la documentazione del periodo indicava: "un uomo sano è preferibile" e che "i farmaci devono essere  utilizzati solo se strettamente necessario"


 

                                              Il kit medico e i suoi vari scomparti.


Con l'aumentare dell'esperienza, questa politica è stata allentata e alcuni farmaci sono stati prescritti anche durante le missioni Apollo. Per esempio, i sonniferi sono stati prescritti quando gli astronauti non riposavano in modo adeguato, in particolare quando era importante prima delle fasi critiche della missione effettuare un sonno profondo.

Particolare preoccupazione, tuttavia, si è concentrata sulla capacità degli uomini dell'equipaggio di operare efficacemente in periodi di 1, 2, 3 e 4 ore dopo l'ingestione del sonnifero Seconal. I membri dell'equipaggio sono stati sottoposti a vari test di prestazione relativi al volo in ciascuno di questi quattro intervalli di tempo, e tutti hanno mostrato prestazioni soddisfacenti.

Le pillole e le compresse del kit medico erano confezionate in modo tale che gli uomini dell'equipaggio avessero facile accesso in ogni momento. Le pillole erano sigillate individualmente in strisce di 12 o 24 compresso. I problemi legati alla pressione nel confezionamento dei farmaci sono stati risolti forando ogni cella con un piccolo spillo; il foro ha reso possibile lo sfiato dell'aria in condizioni di pressione ridotta (le forniture mediche sarebbero state confezionate a pressioni standard a livello del mare, ma mentre nello spazio il modulo di comando Apollo era pressurizzato a 5 psi).

In un ambiente senza peso e a pressione ridotta, gli spray furono quindi sostituiti da flaconi contagocce, sebbene anche questi non fossero del tutto soddisfacenti, poiché la probabilità di sovra-dosaggio da un flacone contagocce era maggiore.

Una versione più piccola del kit medico del modulo di comando era trasportata nel modulo lunare. Per la missione Apollo 11, il kit del modulo lunare conteneva otto compresse di Lomatil, quattro compresse di Dexedrine, 12 compresse di aspirina, due capsule di Seconal, una bottiglia di lozione per gli occhi di metilcellulosa (1%) e due bende.

Uno dei tipi più interessanti di articoli nel kit medico erano le iniezioni.

I pianificatori di missione hanno identificato la necessità di somministrare farmaci a un membro dell'equipaggio durante una missione in caso di malattia proprio all'inizio del programma Apollo. In una cabina pressurizzata, sarebbe stato possibile somministrare medicine, tramite una pillola o un'iniezione, come si farebbe normalmente sulla Terra. Tuttavia, durante un'emergenza, il membro dell'equipaggio potrebbe aver bisogno di medicine durante un'attività extraveicolare sulla superficie lunare o in un veicolo spaziale non pressurizzato (ad esempio, se l'integrità dello scafo del modulo di comando fosse compromessa). In una tale situazione, l'astronauta indosserebbe una tuta pressurizzata, rendendo la somministrazione di farmaci più problematica.

La tuta spaziale Apollo è stata quindi progettata per avere una zona per l’iniezione biomedica. L'Apollo Space Suit Assembly Design and Performance Specification, 12 ottobre 1964, imponeva il seguente requisito:

Disposizioni per l'iniezione medica - Il PGA  (gruppo indumento a pressione) deve fornire la possibilità di somministrarsi iniezioni ipodermiche utilizzando un ago a molla del tipo a stantuffo. Il PGA deve fornire, in una posizione determinata dalla NASA, caratteristiche che consentano l'inserimento dell'ago e la successiva estrazione, senza mettere in pericolo l'integrità della pressione o l'affidabilità della tuta, e deve essere autosigillante per prevenire la perdita di aria nel punto di penetrazione dell'ago. La posizione migliore per le iniezioni mediche è sul lato ventrolaterale della coscia, circa a metà strada tra il ginocchio e l'anca. Una posizione alternativa potrebbe essere l'area deltoidea di uno dei due bracci.

I cerotti o patch per le iniezioni erano cuciti nello strato della PGA (la tuta di contenimento interna) con un motivo a zig-zag, fornendo all'astronauta una conferma visiva del punto per l'iniezione. Quando doveva essere usato, l'ago perforava la tuta e il disco a tenuta stagna prima di entrare nel muscolo dell'astronauta.

A sinistra nella foto, l'indicatore per l'iniezione biomedica sulla tuta Apollo A7LB. A destra: l'indumento (LCG) con i tubi per il liquido di raffreddamento con l'indicazione del punto esatto dove penetrava l'ago. 






Per integrare l'indumento sulla tuta esterna,  fu aggiunto un grande "lembo per l’iniezione biomedica". Questo lembo veniva tenuto in posizione da automatici e velcro. L'apertura del lembo permetteva l'accesso sia alla toppa di iniezione che al connettore di trasferimento dell'urina.

Nelle tute A7LB, Il cerotto per l'iniezione fu stato spostato sulla coscia sinistra a causa dei cambiamenti avviati per il  trasferimento del manometro della tuta. Originariamente situato sul polso destro della A7L fu spostato sul polso sinistro per la tuta A7LB. Questo ha costretto la valvola di scarico della pressione (originariamente sul polso sinistro della A7L) a scendere fino alla posizione della toppa di iniezione sulla coscia destra e, infine, la toppa di iniezione è stata spostata dalla gamba destra alla posizione corrispondente sulla coscia sinistra. 

Esiste poca documentazione sulla composizione della toppa di iniezione, nel 2013, i ricercatori del Johnson Space Center e del Glenn Research Center hanno rimosso la toppa di iniezione dalla tuta Apollo 8 A7L di Frank Borman. I test hanno rivelato che la toppa era composta da due lati con materiali leggermente diversi. La valvola era composta per oltre il 97% da silicone, con grandi tracce di cloro e titanio.

Un medico che ha lavorato durante il programma Apollo descrive come avveniva l'iniezione: "Gli iniettori ospitavano siringhe mediche pre-riempite all'interno di un tubo di alluminio pressurizzato. Questo tubo sarebbe stato posizionato a filo con l'esterno della tuta e attivato premendo un pulsante nella parte superiore del dispositivo. Una volta premuto il pulsante, una molla eseguiva due azioni; In primo luogo, spostava la siringa e l'ago, spingendo l'ago attraverso il sigillo dell'iniettore, attraverso la toppa di iniezione nella tuta, e nel muscolo della parte superiore della coscia. La molla ha continuava la sua azione premendo lo stantuffo della siringa, rilasciando il farmaco nel muscolo. Il tempo che intercorreva tra la pressione del pulsante sull'iniettore e l'erogazione completa del farmaco era veloce (meno di 1 secondo) per evitare movimenti prima che l'iniezione fosse terminata".

Uno degli iniettori con farmaci per il dolore indicati dal tappo rosso.


Credito: NASA Apollo Operations Handbook Block II Spacecraft  Vol. 1; NASA Breaking the Pressure Barrier: A History of the Spacesuit Injection Patch.  Per le foto si ringrazia: Historic Space Systems





lunedì 29 marzo 2021

I ricercatori russi rivelano le cause di morte più comuni tra i cosmonauti

Il mese prossimo l'umanità segnerà il 60° anniversario della sua prima missione nello spazio, con oltre 560 persone di 41 paesi che hanno raggiunto l'orbita terrestre bassa, o addirittura andando sulla Luna dallo storico volo del cosmonauta Yuri Gagarin il 12 aprile 1961.

Yuri Gagarin
Le malattie cardiovascolari sono state la causa più comune di morte tra i cosmonauti sovietici e russi, secondo un'analisi completa di un gruppo di istituzioni mediche russe.

Il rapporto, compilato dall'Istituto di ricerca Izmerov dal Centro federale di medicina biofisica Burnasyan e dall'Istituto sui problemi biomedici, è stato compilato utilizzando i dati di 118 cosmonauti sovietici e russi tenuti sotto osservazione per un periodo che va dal 1° gennaio 1960 al 31 dicembre 2018. Durante questo periodo, 37 cosmonauti sono deceduti per una varietà di cause.

Un recente studio ha scoperto che il 48,65% dei 37 è morto per malattie cardiovascolari, con un altro 27,03% che ha ceduto a neoplasie maligne (tumori). Esattamente il 16,22% dei decessi sono stati il risultato di cause esterne (incidenti). "Altre" cause hanno rappresentato il 5,41% dei decessi, con la causa della morte indeterminata in un caso. L'età media della morte è di 64,4 anni, tenendo conto di tutte le cause.

Due giorni fa l'anniversario della morte di Gagarin, morto 27 marzo 1968. Il MiG-15 UTI di Gagarin si schiantò durante un volo di addestramento di routine appenafuori Mosca, uccidendo lui e l'istruttore di volo Vladimir Seryogin. Gagarin aveva solo 34 anni al momento della sua morte.

Da allora, altri sei cosmonauti sovietici e russi sono morti in incidenti, tra cui Vladimir Komarov, (a lato) morto nel 1967 quando il paracadute della missione Soyuz 1 non si aprì. Nel 1971, i cosmonauti Georgy Dobrovolsky, Viktor Patsayev e Vladislav Volkov (foto sotto) sono stati uccisi durante il rientro dopo lo sgancio dalla stazione spaziale Salyut 1. Valentin Bondarenko e Sergei Vozovikov morirono in incidenti durante l'addestramento rispettivamente nel 1961 e nel 1993.

Nel loro studio, i ricercatori hanno concluso che, poiché tutti i cosmonauti deceduti erano attivi durante il periodo degli albori della cosmonautica (il che significa che i loro voli erano generalmente brevi), mancano informazioni per valutare l'impatto del volo spaziale sulla salute a lungo termine.

L'Unione Sovietica e la Russia rappresentano quasi il 51% del tempo totale trascorso nello spazio, registrando oltre 29.100 giorni in orbita dall'inizio dei voli spaziali. Dei 34 cosmonauti sovietici e russi che hanno trascorso 365 giorni o più in orbita, 24 sono in pensione e due sono deceduti. Il resto rimane attivo.

I ricercatori dovrebbero presentare i loro risultati completi al 23° Simposio sui voli umani nello Spazio a Mosca (5 e l'8 aprile, 2021) Credito: Ilya Tsukanov

venerdì 19 marzo 2021

NASA flight director Glynn Lunney, died.

I’m very sad to hear about the passing of my friend Glynn Lunney today. Ad astra, Glynn!


Glynn Lunney, a NASA flight director ("Black Flight") for the Gemini and Apollo missions, died on Friday, March 19, 2021, succumbing to cancer. He was 84.

Glynn Lunney and Luigi Pizzimenti
A brief biography from the National Air and Space Museum's Wall of Honor:

Glynn Lunney began his aerospace career as a co-op student at National Advisory Committee for Aeronautics (NACA) Lewis Research Center. He transferred to Langley and became part of the group of thirty five which 
formed the Space Task Group Flight Dynamics Office.
Later he moved to the National Aeronautics and Space Administration (NASA) Johnson Space Center in Houston, Texas. He served in the Mission Control Center as a flight dynamics officer on Mercury, and flight director on Gemini and Apollo (most notably a key flight director on Apollo 13). He was Chief of the Flight Director's Office.

Lunney was the U.S. Technical Director for Apollo-Soyuz in the US and Russia joint space mission of I975. He led the Shuttle Integration program and served as Program Manager for the Space Shuttle.

In I985, he joined Rockwell and was the General Manager of the Satellite Systems Div. (built GPS satellites). He was Vice President and General Manager of Rockwell International/Seal Beach facility. He was Vice President of Downey-Rockwell and then President of Rockwell Space Operations in Houston.

Prior to his retirement, he managed the Space Shuttle Operations for USA, a joint venture of Lockheed and Rockwell [Boeing].

He was honored with numerous awards including NASA Distinguished Service Medals, Exceptional Service Medals, and the Medal of Freedom awarded to the Mission Control Team for Apollo 13.