martedì 22 marzo 2016

Apollo 13: Fred "Freddo" Haise


Aprile 2016

Per ritirare il campione lunare sono stato a Houston alla fine di marzo. Una sera sono uscito a cena con l'amico Fred Haise e gli ho chiesto un breve video per il Tour Ti porto la Luna. Haise mi ha promesso che lo avrebbe girato a casa e poi lo avrebbe spedito. Puntualmente una mattina aprendo la cassetta della posta, una busta a firma Fred Haise con il video e una lettera.

Incontro spesso Fred Haise ed è sempre un piacere, perché "Freddo" - come veniva chiamato durante  il programma Apollo - è una persona speciale. All'inizio pensavo: mio Dio, quest'uomo era a bordo di Apollo 13! Oggi è un amico sempre disponibile a raccontare le sue avventure.

Fred Haise: "La nostra missione è stata un fallimento... Voglio dire non c'era niente da fare. Non c'è dubbio è stata una buona prova di affiatamento che ci ha salvato da una brutta situazione, ma allo stesso tempo, rispetto alla missione prevista è stato un fallimento. La sensazione che ho provato per diversi mesi dopo il volo è stata la delusione cocente. Quando è avvenuta l'esplosione è stata un'emozione incredibile con una grande sensazione di affondare. La più grande delusione della mia vita".



Houston 2012 In viaggio di Fred Haise e un campione di roccia lunare prestatomi dalla NASA

Haise mi ha raccontato che il trauma di Apollo 13 è cominciato anche prima del decollo, quando a pochi giorni dal lancio Ken Mattingly è stato escluso dal volo a causa di una "sospetta" rosolia e sostituito con la riserva Jack Swigert.

Haise: "Il cambiamento dell'equipaggio è stato di per se emozionante, hai una squadra, si è lavorato insieme per un lungo periodo, e ora, all'ultimo momento si sta perdendo parte della squadra".

Dopo l'esplosione, gli astronauti hanno dovuto sopportare un calvario di quattro giorni in cui hanno lottato per raggiungere la Terra. Con l'aiuto di migliaia di controllori di volo, ingegneri e dirigenti della NASA, che hanno lavorato giorno e notte per escogitare la procedure necessarie per il ritorno sicuro degli astronauti.

Haise: "Se avessimo cercato di attivare il Modulo Lunare e questo non si fosse attivato, allora in quel preciso momento avrei saputo la verità: Saremmo morti! Ma non abbiamo mai provato nulla di simile il LM si accese e fece egregiamente il suo dovere, salvandoci la vita".

Pontefract (Eng.) 2014 Un momento della conferenza (Credit: Space Lectures)


Pontefract (Eng.) 2014  Incontro durante la cena di gala in onore di Fred Haise



Biografia:

Nato a Biloxi, Mississippi, Haise si è laureato con lode in ingegneria aeronautica presso l'Università dell'Oklahoma nel 1959. Dopo aver completato il suo addestramento di volo della Marina degli Stati Uniti nel 1954, ha lavorato come pilota di caccia con l'US Marine Corps, con ulteriori incarichi come istruttore di volo. Ha anche lavorato come pilota di caccia tattico con l'US Air Force dall'ottobre 1961 all'agosto 1962, e successivamente si è diplomato alla Scuola di USAF Pilot Aerospace Research.
Ha iniziato la sua carriera presso la NASA al Lewis Research Center di Cleveland, Ohio (oggi il Glenn Research Center), nel 1959. Nel 1963 ha prestato servizio per tre anni presso il Centro di Ricerca volo della NASA a Edwards, in California come pilota collaudatore. Nel 1966 è stato selezionato come astronauta, ed è stato assegnato per formazione degli astronauti, al Johnson Space Center di Houston.

Dopo essere diventato un astronauta, Haise è stato back-up per i membri dell'equipaggio delle missioni Apollo 8, 11 e 16. E 'stato il pilota del modulo lunare durante la sfortunata missione spaziale Apollo 13 nel 1970, h trascorso 142 ore e 54 minuti nello spazio prima di tornare sulla Terra. L'attore Bill Paxton l'ha interpretato nel film campione d'incassi di Ron Howard, Apollo 13.

Nel 1973, Haise è stato coinvolto in un incidente aereo con un velivolo 13 BT, che era stato modificato per il film (Tora! Tora! Tora!) Nel conseguente incendio Fred Haise si è bruciato su oltre il 65 per cento del corpo, ed ha trascorso tre mesi ricoverato in ospedale. Gli ci sono voluti 14 mesi per riguadagnare lo status di volo nel 1974, ed ha continuato con il collaudo dello Space Shuttle Enterprise con il collega astronauta della NASA, Gordon Fullerton.

Nel 1979 Haise ha lasciato la NASA per diventare vice presidente per i programmi spaziali con l'Aerospace Gruman Corporation. E' poi stato nominato presidente della Grumman Technical Services, una divisione operativa di Northrop Grumman Corporation, dagli inizi del 1992 fino al suo pensionamento.

I suoi numerosi riconoscimenti includono la Medaglia Presidenziale della Libertà, l'American Institute of Aeronautica e Astronautica (AIAA) Haley Awards Astronautica, e il generale Thomas D. White Spazio Trophy, la Distinguished Service Medal NASA, l'eccezionale Service Award della NASA, lo Special Achievement Award della NASA , e l'induzione nella Hall of Fame Astronaut. È m
embro associato della AIAA e membro della Società dei Piloti Sperimentali.



Cape Canaveral 2012







L'astronauta della NASA Fred Haise con due dei veicoli della sua ventennale carriera alla NASA - un modello della navetta spaziale, e il restaurato M2-F1 che è volato quando era un test-pilot presso il Dryden Flight Research Centre della NASA alla metà degli anni 60.

Retired NASA astronaut and research pilot Fred Haise of Apollo 13 fame with two of the vehicles from his 20-year career with NASA – a model of the space shuttle, and the restored M2-F1 lifting body that he flew when he was a research pilot at NASA Dryden Flight Research Center in the mid-1960s. Hais


Haise ha volato in tre dei cinque test di avvicinamento e atterraggio dello shuttle Enterprise prototipo della NASA nel 1977. Durante un convegno l'11 agosto presso il Dryden della NASA Haise ha considerato il suo coinvolgimento in questo programma come il punto culminante dei suoi 20 anni di carriera con la NASA.

Nel 1977, Haise e Fullerton effettuarono tre delle cinque prove di atterraggio del prototipo Enterprise presso la base dell'Air Force Edwards, Fulton e McMurtry furono i piloti della modificato Boeing 747 Shuttle Carrier che trasportato Enterprise per le prove.

Durante il convegno Fred Haise ha dichiarato ai presenti: "L'esperienza con la navetta Enterprise è stata sicuramente la più divertente, i giorni migliori della mia carriera di pilota".



Ottobre 2011

Pochi giorni fa ho ricevuto una email da Fred "Freddo" Haise, che mi aggiorna sulla costruzione del museo al quale lavora da anni ecco un estratto:


"Ciao Luigi per il progetto del Museo Infinity Science Center. Abbiamo piantato anche noi un Moon Tree e abbiamo in programma di espandere l'area e creare un vero e proprio "Giardino della Luna". Credo che per terminare l'opera avrò bisogno di circa due anni.
La NASA ha fornito il terreno il resto lo stiamo reperendo con donazioni ed eventi. La NASA mi fornirà un paio di artefatti. Avremo una parziale apertura nel Gennaio del 2012 con un ristorante e negozio di souvenir aperto per la copertura minima delle spese generali fino a quando avremo il resto dei fondi. Il totale del progetto è d i 42 milioni di dollari contando i 9 milioni che la NASA ha fornito."


Take care
Freddo



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venerdì 18 marzo 2016

18 marzo 1965 Alexey Leonov: La prima passeggiata nello Spazio



Il 18 marzo 1965,  il comandante Pavel Ivanovič Beljaev e Aleksej Leonov, partono con la capsula Voskhod 2, per una missione mai tentata prima: Leonov doveva uscire nel vuoto cosmico per una passeggiata spaziale, protetto solo da una sottile tuta pressurizzata.

Leonov uscì dalla navicella agganciato ad un cordone ombelicale lungo 4,5 metri e dopo 12 minuti passati fuori dalla capsula, al momento di rientrare scoprì che non poteva tornare nella capsula perché la sua tuta spaziale si
era gonfiata e irrigidita a causa della mancanza della pressione atmosferica. 

Rimasto bloccato all’ingresso della camera di decompressione, l’unica soluzione era quella di espellere l’aria nello spazio, per sgonfiare parzialmente la tuta e permettergli di rientrare. Il sangue freddo del cosmonauta uniti ad uno sforzo fisico enorme gli salvarono la vita.

Il viaggio riservò altre sorprese: durante il rientro, la guida automatica non riuscì quindi guidarono la capsula manualmente, atterrando in un posto diverso da quello prestabilito. I due cosmonauti si ritrovarono nella foresta negli Urali durante una bufera di neve, la navicella aveva superato il sito di atterraggio previsto di quasi 400 chilometri, finendo in una fitta foresta inospitale. Una volta atterrati e dopo molti sforzi, riuscirono ad uscire il portello ritrovandosi nella neve alta.  Furono avvistati da un elicottero civile che lanciò l’allarme, vennero raggiunti da due elicotteri militari che lanciarono dei vestiti e degli stivali per proteggersi dal freddo. I cosmonauti passarono due notti al freddo in una zona infestata da lupi e da orsi. I soccorsi giunsero in ritardo perché prima dovettero abbattere parecchi alberi per consentire l’atterraggio delle squadre di soccorso.

Leonov fu ancora protagonista durante la missione ASTP Apollo-Soyuz del 1975. Va ricordato che nel caso i Sovietici fossero riusciti a lanciare il Razzo N1 alla volta della Luna, l'uomo prescelto per l'impresa storica sarebbe stato proprio lui. 
Leonov recentemente è stato ospite del Science Museum di Londra per l'apertura della Mostra Cosmonauts dove è stato esposto il Modulo Lunare sovietico Lk-3.




Con Leonov nel 2007


giovedì 17 marzo 2016

APOLLO 16: Kenneth "Ken" Mattingly

Ken Mattingly (NASA)

Kenneth "Ken" Mattingly  è nato il 17 marzo 1936 oggi è il suo ottantesimo compleanno.  Fu selezionato dalla NASA nel 1966. Entrò in un momento in cui il programma Apollo era nel suo pieno sviluppo. Oggi è ancora ricordato come l'astronauta che rimase a casa durante la  sfortunata missione Apollo 13 comandata da James Lovell dopo essere stato esposto alla rosolia. (che invece non aveva contratto).
E' stato membro dell'equipaggio di supporto agli astronauti per le Apollo 8 e Apollo 11 ed ha partecipato allo sviluppo della tuta spaziale Apollo e dello zaino che è stato utilizzato in superficie.

Mattingly si ritirò dalla NASA nel 1989 per lavorare nel settore privato. In particolare, alla Lockheed Martin dove è stato vice presidente responsabile dello sviluppo dell'X-33.  

Pochi giorni prima Apollo 13, decollato nel mese di aprile del 1970, Mattingly fu esposto a rosolia attraverso il membro dell'equipaggio di riserva Charles Duke. (che sarebbe poi diventato suo collega su Apollo 16). Dopo diversi test medici e tanta incertezza, non aveva ancora ricevuto nulla ufficiale, quando si trovava nella sua auto a soli tre giorni prima del lancio. Mattingly ricorda: "Mentre guidavo lungo la strada, la radio era accesa improvvisamente  interruppero il programma per dare una notizia: la NASA aveva annunciato che Jack Swigert mi avrebbe sostituito... Ho accostato sul lato della strada ed ho pensato che fosse uno scherzo davvero ben fatto, ma poi mi resi conto che non era uno scherzo."
In effetti non lo era; le informazioni erano trapelate ai media prima che Mattingly fosse informato dai dirigenti della NASA. Mattingly ha ammesso di essere rimasto deluso, ma il sentimento evaporò rapidamente quando Apollo 13 subì una devastante esplosione nello spazio il 13 aprile del 1970. Mattingly - insieme al resto della NASA - mise ogni sua risorsa possibile per portare a casa i tre colleghi e amici.


Ken Mattingly durante l'EVA,
in primo piano 
Charles Duke assiste il collega.
Con la missione Apollo 16, Mattingly finalmente vide con i suoi occhi una luna enorme che rimpiva i finestrini di Casper (il modulo di comando è stato ricostruito ed esposto al Museo del Volo).  Durante la missione effettuò un'EVA per recuperare i rullini fotografici nella stiva del modulo di servizio.

Nel 1982 effettuò il suo primo volo sullo Shuttle, STS-4 e ultimo volo di prova della navetta Columbia. Mattingly e Henry Hartsfield trascorsero sette giorni nello spazio controllando parametri come le prestazioni termiche del Columbia. Effettuarono anche diversi esperimenti scientifici. Tre anni più tardi, Mattingly comandò il suo ultimo volo: la missione STS-51C e si ritirò nel 1989. Oggi è ancora attivo nel settore privato e viaggia molto. 

L'ho conosciuto a Washington nel 2009 durante la John Glenn Lecture per l'anniversario di Apollo 11, ed ho avuto il piacere di rivederlo recentemente a Pontefract nell'aprile del 2014 durante un evento.   

Mattingly: "Di solito non partecipo a questi tipo di eventi in quanto sono spesso impegnato con  aziende e istituzioni. Sono davvero molto sorpreso dell'accoglienza e dell'interesse che suscita il Programma Apollo dopo tanti anni"  Mattingly è un fine oratore, ha catturato l'attenzione della sala con il suo stile inimitabile sempre sorridente. Il suo fisico è lo stesso di quando partì con Apollo 16: sembra non cambiare mai.


Simpatico il siparietto quando mi sono presentato per la foto ufficiale. Nel giubbotto ho attaccato una "Name Tag" con il suo nome, utilizzata da lui durante il training per le missioni dello Space Shuttle. Quando l'ha vista prontamente ha detto: "Ecco dov'era finita... L'ho persa diversi anni fa! (risate). Gli ho risposto: Caro Ken ormai è mia, fattene una ragione.
A sinistra nella foto di Mario Cerrato, il momento in cui Mattingly si accorge che ho il suo nome sulla giacca.

Al temine della cena di gala ho avuto un momento per dedicargli il libro Progetto Apollo e ancora una volta si è stupito che ci fosse qualcuno che scrive delle loro missioni a distanza di oltre 40 anni. 

Credito: Mario Cerrato

  Official NASA Bio


Ken Mattingly (NASA)

THOMAS K. MATTINGLY II (REAR ADMIRAL, USN, RET.)
NASA ASTRONAUT (FORMER)
PERSONAL DATA: Born in Chicago, Illinois, March 17, 1936. One grown son.
EDUCATION: Attended Florida elementary and secondary schools and is a graduate of Miami Edison High School, Miami, Florida; received a bachelor of science degree in Aeronautical Engineering from Auburn University in 1958.
ORGANIZATIONS: Associate Fellow, American Institute of Aeronautics and Astronautics; Fellow, American Astronautical Society; and Member, Society of Experimental Test Pilots, and the U.S. Naval Institute.
SPECIAL HONORS: Department of Defense Distinguished Service Medal (1982); NASA Distinguished Service Medals (2); JSC Certificate of Commendation (1970); JSC Group Achievement Award (1972); Navy Distinguished Service Medal; Navy Astronaut Wings; SETP Ivan C. Kincheloe Award (1972); Delta Tau Delta Achievement Award (1972); Auburn Alumni Engineers Council Outstanding Achievement Award (1972); AAS Flight Achievement Award for 1972; AIAA Haley Astronautics Award for 1973; Federation Aeronautique Internationale's V. M. Komarov Diploma in 1973.
EXPERIENCE: Prior to reporting for duty at the Lyndon B. Johnson Space Center, he was a student at the Air Force Aerospace Research Pilot School.
Mattingly began his Naval career as an Ensign in 1958 and received his wings in 1960. He was then assigned to VA-35 and flew A1H aircraft aboard the USS SARATOGA from 1960 to 1963. In July 1963, he served in VAH-11 deployed aboard the USS FRANKLIN D. ROOSEVELT where he flew the A3B aircraft for two years.
NASA EXPERIENCE: Mattingly is one of the 19 astronauts selected by NASA in April 1966.
He served as a member of the astronaut support crews for the Apollo 8 and 11 missions and was the astronaut representative in development and testing of the Apollo spacesuit and backpack (EMU).
He was designated command module pilot for the Apollo 13 flight but was removed from flight status 72 hours prior to the scheduled launch due to exposure to the German measles.
He has logged 7,200 hours of flight time -- 5,000 hours in jet aircraft.
From January 1973 to March 1978, Mattingly worked as head of astronaut office support to the STS (Shuttle Transportation System) program. He was next assigned as technical assistant for flight test to the Manager of the Orbital Flight Test Program. From December 1979 to April 1981, he headed the astronaut office ascent/entry group. He subsequently served as backup commander for STS-2 and STS-3, Columbia's second and third orbital test flights. From June 1983 through May 1984, Mattingly served as Head of the Astronaut Office DOD Support Group.
A veteran of three space flights, Mattingly has logged 504 hours in space, including 1 hour and 13 minutes of EVA (extravehicular activity) during his Apollo 16 flight. He was the command module pilot on Apollo 16 (April 16-27, 1972), was the spacecraft commander on STS-4 (June 26 to July 4, 1982) and STS 51-C (January 24-27, 1985).
Captain Mattingly resigned from NASA in 1985.
SPACE FLIGHT EXPERIENCE: Apollo 16 (April 16-27, 1972) was the fifth manned lunar landing mission. The crew included John W. Young (spacecraft commander), Ken Mattingly (command module pilot), and Charles M. Duke, Jr. (lunar module pilot). The mission assigned to Apollo 16 was to collect samples from the lunar highlands at a location near the crater Descartes. While in lunar orbit the scientific instruments aboard the command and service module "Casper" extended the photographic and geochemical mapping of a belt around the lunar equator. Twenty-six separate scientific experiments were conducted both in lunar orbit and during cislunar coast. Major emphasis was placed on using man as an orbital observer capitalizing on the human eye's unique capabilities and man's inherent curiosity. Although the mission of Apollo 16 was terminated one day early, due to concern over several spacecraft malfunctions, all major objectives were accomplished through the ceaseless efforts of the mission support team and were made possible by the most rigorous preflight planning yet associated with an Apollo mission.
STS-4, the fourth and final orbital test flight of the Shuttle Columbia, launched from Kennedy Space Center, Florida, on June 27,1982. Mattingly was the spacecraft commander and Henry W. Hartsfield, Jr., was the pilot. This 7-day mission was designed to: further verify ascent and entry phases of shuttle missions; perform continued studies of the effects of long-term thermal extremes on the Orbiter subsystems; and conduct a survey of Orbiter-induced contamination on the Orbiter payload bay. Additionally, the crew operated several scientific experiments located in the Orbiter's cabin and in the payload bay. These experiments included the Continuous Flow Electrophoresis System experiment designed to investigate the separation of biological materials in a fluid according to their surface electrical charge. This experiment was a pathfinder for the first commercial venture to capitalize on the unique characteristics of space. The crew is also credited with effecting an in-flight repair which enabled them to activate the first operational "Getaway Special" (composed of nine experiments that ranged from algae and duckweed growth in space to fruit fly and brine shrimp genetic studies). STS-4 completed 112 orbits of the Earth before landing on a concrete runway at Edwards Air Force Base, California, on July 4, 1982.
STS-51C Discovery, the first Space Shuttle Department of Defense mission, launched from Kennedy Space Center, Florida on January 24, 1985. The crew included Ken Mattingly (spacecraft commander), Loren Shriver (pilot), Jim Buchli and Ellison Onizuka (mission specialists), and Gary Payton (DOD payload specialist). STS-51C performed its DOD mission which included deployment of a modified Inertial Upper Stage (IUS) vehicle from the Space Shuttle Discovery. Landing occurred on January 27, 1985. Credit: NASA

mercoledì 16 marzo 2016

Apollo 7: Il Colonello Walter Cunningham




Walter Cunningham ha frequentato la Venice High School di Venice (California) Nel 1951 si arruolò come volontario presso la marina militare americana - Navy - e nel 1952 iniziò il suo addestramento da pilota. Superò le 4500 ore di volo, di cui oltre 3400 iin aerei jet. Nel 1963 venne scelto dalla NASA con il terzo gruppo di astronauti. L'11 ottobre 1968  partecipò alla missione di Apollo 7,era la prima volta che gli americani lanciavano tre uomini in orbita terrestre.

La missione Apollo 7 fu un test di volo importante, perché furono provate nello spazio tutte le modifiche apportate dopo la tragedia di Apollo 1, l’equipaggio, composto da: Walter "Wally" Schirra, Donn Eisele e Walter "Walt" Cunningham testò per la prima volta nello Spazio l’affidabilità del navicella Apollo. Furono effettuate le prime prove di manovra e la  simulazione dell’estrazione del LM (modulo lunare) dalla stiva, si provò più volte l’accensione e lo spegnimento del motore dello SPS (modulo di servizio) vitale per poter tornare sulla Terra. Furono inviate  le prime immagini TV in diretta dall’interno della capsula, fu testato un telescopio  collegato a un computer e un sestante per la navigazione stellare. Fondamentali furono i test delle celle a combustibile che producevano elettricità e acqua, del portellone di uscita del modulo di comando e dello scudo termico per il rientro della capsula nell’atmosfera terrestre.  
Cape Canaveral 2008
La missione Apollo 7 non fu solamente la dimostrazione dell'idoneità al volo della navicella spaziale, ma anche di tutte le procedure collegate, come l'assemblaggio del razzo vettore, i preparativi di lancio e la direzione di volo. Apollo 7 raggiunse il 100% degli obbiettivi e fu dunque il primo passo per riuscire nell'intento di portare l'uomo sulla Luna entro la fine del decennio, e mantenere la promessa fatta dal Presidente John Fitzgerald Kennedy il 25 maggio 1961 "Abbiamo scelto di andare sulla Luna e di fare altre cose, non perché sono facili, ma perché sono difficili". Alla fine del decennio mancavano solamente 14 mesi, ma il primo passo era compiuto.




Recensione del libro: "I ragazzi della Luna"
Il libro  "The all american boys" (titolo originale) è stato tradotto in italiano e pubblicato dall'editore Mursia. Questo pregevole sforzo editoriale permetterà a molti di addentrarsi nelle pieghe del programma lunare.
"I ragazzi della Luna" (titolo italiano) Un bel libro  che vi farà scoprire un Cunningham diretto, schietto che non manda a dire le cose, ha il coraggio di dissacrare il mito dell'astronauta. In questo libro ci da uno spaccato del suo mondo, quello dei piloti di alto livello, uomini che dedicavano la propria vita al volo. Uomini che rischiavano la vita anche durante il training o durante i trasferimenti con i T-38 (appassionante la gara non scritta fra i piloti.) Far parte di questa èlite ebbe un costo altissimo, ma diede anche grandi soddisfazioni personali. L'autore non è andato sulla Luna, ma ha permesso ai suoi colleghi di farlo, il suo incessante lavoro e l'abnegazione sono stati fondamentali per il programma lunare.
Cunningham racconta gli eventi con gli occhi di chi c'era. Gli aneddoti sono tantissimi, come molti sono i ritratti che fa dei suoi colleghi astronauti. "I ragazzi della Luna" è dissacrante a volte impietoso, ma vero.

L'autore umanizza gli astronauti, eroi inarrivabili all'epoca delle missioni lunari, ma in fondo ragazzi come tutti, ragazzi come quelli inviati in Vietnam a fare una sporca guerra. Parla degli "errori" come quello di fare soldi facili... che costò parecchio ad alcuni di loro. Il riferimento alle buste di Apollo 15 è immediato.
Ovviamente parla della sua missione e dei suoi colleghi: Schirra e Eisele dipingendoli come uomini veramente particolari, Schirra con una forte personalità e Donn Eisele accomodante e per nulla preso dal suo lavoro, entrambi talmente fuori dagli schemi che rischiarono l'ammutinamento e furono esclusi dalla rotazione dei voli.

Milano 2011
Walter Cunningham dopo Apollo 7 anche se coinvolto dai suoi compagni, seppe tenersi equidistante non approvandone  completamente la condotta, questo gli permise di essere coinvolto nel  programma Skylab con la promessa da parte di Slayton che sarebbe stato uno dei primi a volare, purtroppo come leggerete gli eventi non remarono a suo favore.
Forse leggendo questo libro sarete sorpresi da alcune considerazioni sui suoi colleghi, ma è indubbio che lui era presente quando i fatti si svolsero, potremo non essere d'accordo con alcune sue affermazioni, ma resta il fatto che noi non c'eravamo, mentre lui lottava a pieno titolo per essere il  migliore  fra i "ragazzi dell'Apollo".
                                            



16 Aprile  2011 ore 16,00 Tradate (Va) 
Presentazione del libro " I ragazzi della Luna" di Walter Cunningham










I have known Luigi for many years and will never cease to be amazed at his interest, knowledge and commitment to manned space flight.   Luigi grew up in Italy watching our Apollo missions to land man on the Moon. He never ceases to remind me of my first test flight of the Apollo Program Apollo 7. Walter Cunningham, Col. U.S. Marine Corps.





BIOGRAPHICAL NOTES:

Walter Cunningham attended the VENICE HIGH SCHOOL OF VENICE (California). In 1951 he joined as a volunteer at the  navy american marine and in 1952 he started his flight training. He exceeded the 4500 hours of flight, of which more than 3400 in aircraft. In 1963  he was  chosen by NASA with the third group of  astronauts. The 11 October 1968 he participated to the APOLLO 7 mission, it was the first time that the Americans threw three men in Earth orbit.

The APOLLO 7 mission was an important flight test, because were tried in space all changes made after the tragedy of APOLLO 1,the crew includes: Walter "Wally" Schirra, Donn Eisele and Walter "Walt" Cunningham texted for the first time in space  the reliability of the APOLLO spacecraft.

The first tests were carried out of action and simulation of the extraction of the LM (Lunar Module) from the hold, it feel more times the switching on and the turning off of the engine of the  SPS (Service Module), vital to be able to return to Earth; were sent  the first live TV pictures from inside the capsule, it was tested  a telescope  connected to a computer and a sextant for the star navigation. Fundamental it were the tests of fuel cells that produced electricity and water of the hatch output control module and the heat shield for the return of the capsule into Earth's atmosphere.

The APOLLO 7 mission was not  only the demonstration of suitability to the flight of the spacecraft, but also all the related procedures, such as the assembly of the rocket, the launch preparations and the direction of the flight. APOLLO7 reached 100% of objectives and it was therefore the first step to succeed to bring the man to the moon by decade's end and to keep the promise made by President John Fitzgerald Kennedy on 25 May 1961:"We have chosen to go to the moon and to do other things, not because they are easy, but because they are difficult". At the end of the decade it had only 14 months, but the first step was done.


Cape Canaveral 2010
The book "The all american boys" (original title) has been translated in italian from publisher Mursia. This valuable editorial effort will allow many to dig into the folds of the lunar program.



Cape Canaveral 2009
"I ragazzi della Luna" (Italian title), it's a nice book that you will discover a Cunningham direct, frank to say that does not send things, he has the courage to debunk the myth of astronaut. In this book, it gives us an insight into his world, that of high-level pilots, men who devoted their lives to the flight. Men who risked their lives also during the training or during the transfers with T-38(not written the exciting race between the drivers).Being part of this elite, it had a huge cost, but also it gave great personal satisfactions. The author has not gone on the moon, but he has permitted to their colleagues to do so, his relentless work and the dedication have been fundamental for the lunar program. Cunningham tells the events through the eyes of those who were there. The anecdotes are innumerable, as many are making portraits of his fellows-astronauts."I ragazzi della Luna" is irreverent at times ruthless, but it's true.



martedì 15 marzo 2016

Pillole di Apollo: Una Bibbia sulla Luna

L'argomento di questa puntata della serie: Pillole di Apollo è sacro ma anche profano. Non entro nella questione religiosa o spirituale, ma è una storia che vale la pena si essere raccontata. Il programma Apollo ci regala una miriade di episodi e aneddoti.

Il 5 febbraio 1971, Antares, il modulo lunare della missione Apollo 14 atterra sulla superficie della luna a bordo ci sono due uomini e un carico prezioso: 100 minuscole Bibbie stampate su microfilm, di 3,8 centimetri per lato  




Dopo la morte dei tre astronauti di Apollo 1, avvenuta il 27 gennaio 1967 durante un test a terra, nacque l'idea di fare atterrare una Bibbia sulla luna.  Uno degli astronauti, Edward White II, prima della sua morte aveva riferito ad una giornalista che sperava un giorno di portare una Bibbia alla luna. 
Il  cappellano John Maxwell Stout prese a cuore il desiderio di White e cominciò a studiare come realizzare il suo sogno.

A causa delle restrizioni di peso sui kit di preferenze personale degli astronauti, fu necessario trovare una Bibbia abbastanza piccola e leggera. Ovviamente una Bibbia di normale carta infiammabile non sarebbe stata ammessa dalla NASA.
Infatti fu necessario conformarsi ai requisiti della NASA per lo stivaggio a bordo della navicella Apollo. Fortunatamente era già stata sviluppata  una nuova tecnologia: I microfilm, per cui tutte le 1245 pagine e 773.746 parole della Bibbia potevano essere scritte sopra un piccolo pezzo di pellicola delle dimensioni di una diapositiva a colori. 


Apollo 12: il primo viaggio della Bibbia sulla luna

Su richiesta del reverendo Stout, il pilota del  Modulo Lunare Alan Bean  accettò  di portare un unico microfilm della Bibbia di Re Giacomo prodotta dalla NCR (National Cash Register Company) e pubblicata dalla World Publishing Company. A causa di un errore nel registro di carico, la Bibbia fu stivata a bordo del modulo di comando piuttosto che sul modulo lunare è quindi Bean non potè portarla sul suolo lunare. 

Apollo 13: secondo tentativo

512 microfilm con le Bibbie sono state confezionate e stivate a bordo di Apollo 13. Le Bibbie sono state personalmente presentate all'equipaggio di Apollo 13  dall'allora deputato George H.W. Bush accompagnato dal reverendo Stout. Tuttavia, a causa di una esplosione a bordo sulla strada per la luna, Apollo 13 fece il giro della luna e tornò sulla terra. Dal momento che queste Bibbie non erano scese sul suolo lunare, il Reverendo Stout donò quasi tutte le Bibbie ai membri dell'equipaggio di Apollo 13 e solo una manciata sono state restituite al reverendo.


Apollo 14: Finalmente l'atterraggio della Bibbia sulla Luna

Per questa missione si decise di fare viaggiare 300 Bibbie che sono state divise in due pacchetti: 100 furono trasportate nel modulo lunare e 200 nel modulo di comando. Il pilota del Modulo Lunare, Edgar Mitchell (1930-2016) accettò di portare le Bibbie sul suolo lunare e il 5 febbraio 1971, il sogno del reverendo Stout si realizzò quando le "zampe" del Modulo Lunare Antares toccarono la superficie polverosa della Luna.

Dopo il loro ritorno, ciascuna delle Bibbie lunari fu incisa dal reverendo Stout con un numero di serie crittografato a 5 cifre. Una Bibbia fu successivamente presentata alla vedova dell'astronauta Ed White.                    

Oggi le Bibbie originali sono praticamente introvabili e il loro prezzo è salito alle stelle. 



Il Modulo Lunare Antares

Edgar Mitchell 



lunedì 14 marzo 2016

Lanciato EXOMARS

L'entusiasmante missione europea è decollata alle 09:31 GMT in cima ad un razzo Proton-M dal cosmodromo di Baikonur in Kazakistan. Una missione congiunta tra l'Agenzia spaziale europea (ESA) e Roscosmos.  ExoMars 2016 segna l'inizio di una nuova era nell'esplorazione di Marte.

credit:ESA


L'obiettivo principale della missione europea ExoMars è quello di stabilire se la vita sia mai esistita su Marte, una delle più importanti questioni scientifiche del nostro tempo. L'Agenzia spaziale europea (ESA) ha istituito il programma ExoMars per studiare l'ambiente marziano utilizzando le nuove tecnologie che apriranno la strada per una futura missione che prevederà  il ritorno di un campione marziano nel 2020.


credit:ESA
Due le missioni previste all'interno del programma ExoMars: una costituita dalla Trace Gas Orbiter più un modulo di discesa, lanciato oggi, e l'altra, con un rover, il lancio è previsto nel 2018. Entrambe le missioni saranno svolte in collaborazione con l'Agenzia spaziale russa, Roscosmos che fornisce il lanciatore Proton.

Rappresentazione artistica dell'atterraggio del modulo "Schiapparelli" credit:ESA

Il contributo Italiano

Importante il contributo del nostro Paese al programma ExoMars.


L’ESA ha assegnato all’industria italiana la leadership principale di entrambe le missioni; oltre alla responsabilità complessiva di sistema di tutti gli elementi, è sempre italiana la responsabilità diretta dello sviluppo del modulo di discesa di ExoMars 2016, denominato Schiaparelli, del drill di due metri che perforerà il suolo marziano per il prelievo di campioni e del centro di controllo da cui il Rover verrà operato.
Per quanto concerne il contributo scientifico, gli strumenti proposti con P.I Italiano e selezionati da ESA sono i seguenti:

• DREAMS (Dust characterization, Risk assessment and Environment Analyser on the Martian Surface) suite di sensori per la misura dei parametri meteorologici (pressione, temperatura, umidità, velocità e direzione del vento, radiazione solare) e del campo elettrico atmosferico in prossimità della superficie di Marte. Esso avrà la possibilità di studiare le condizioni ambientali sul pianeta nel periodo, particolarmente interessante, in cui si prevede una forte presenza di polveri nell'atmosfera (Francesca Esposito INAF/Osservatorio Astronomico di Napoli)
• AMELIA (Atmospheric Mars Entry and Landing Investigation and Analysis), modellistica dell’atmosfera marziana impiegando i dati raccolti dai sensori durante la discesa del lander Schiaparelli sulla superficie marziana (Francesca Ferri CISAS- Università di Padova)
 MA_MISS (Mars Multispectral Imager for Subsurface Studies) spettrometro per l’analisi dell’evoluzione geologica e biologica del sottosuolo marziano, inserito all’interno del Drill, che consentirà di analizzare la conformazione della superficie interna della perforazione effettuata dal Drill stesso (Maria Cristina De Sanctis (INAF/IAPS, Roma, Divisione Sistemi Avionici e Spaziali di Finmeccanica).


 INRRI (INstrument for landing-Roving laser Retroreflector Investigations) il microriflettore laser dell'Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) è stato  realizzato con la supervisione scientifica di Simone Dell’Agnello, fisico dei Laboratori Nazionali di Frascati (LNF) dell’INFN. Credit: estratto da Asi.it








credit:ESA
credit:ESA




giovedì 10 marzo 2016

Cosmonauts a Londra

Continuavo a rimandare il viaggio a Londra, gli impegni al Museo e l'organizzazione di Ti porto la Luna hanno assorbito i primi due mesi del 2016. Finalmente il 5 e 6 marzo mi sono imposto di andare a vedere la mostra COSMONAUTS "Bird of the Space Age" allestita dal 18 settembre 2015 al 13 marzo 2016 presso il Science Museum di Londra.  

Tanti i cimeli spaziali mai visti fuori da Mosca: la capsula Vostok 6 di Valentina Tereškova  la Voshkod 1, il modulo lunare LK-3, il sedile eiettabile utilizzato dalle missioni Vostok.  Presenti anche i modelli "not flown"  delle sonde Luna 9 e Luna 16 e lo Sputnik3.







La mostra, situata al primo piano del museo londinese, è aperta dal padre della cosmonautica ex-sovietica Konstantin Tsiolkovsky e dal mentore dei programmi di volo umano Sergei Korolëv, suggestiva la sua giacca di deportato quando fu rinchiuso nei gulag sovietici e il cono amplificatore per la sordità di Tsiolkovsky. 

Nella seconda sala sono visibili satelliti e sonde esplorative senza dimenticare una teca dedicata alla cagnetta Laika. 
Proseguendo nel percorso espositivo, si entra nella sala che mi interessa di più e motivo della mia visita: la capsula Vostok-6. Perché è così importante questa caspula? Lo scoprirete presto al Museo di Volandia. 

Nelle sala alcune teche con rari pezzi appartenuti a Valentina, l'uniforme del Maggiore Gagarin e il berretto del povero Komarov.

Dopo aver attentamente ammirato Vostok, Voshkod e il sedile eiettabile con la tuta, sono entrato nel "tempio": la sala dove maestoso si ergeva il modulo lunare sovietico LK-3 mai utilizzato, ma mitico. Al suo fianco il rover Lunokhod che ha percorso più strada sulla luna dei rover lunari americani.

Di seguito una grande sala che vi accoglie con una capsula Soyuz e una parete di tute e sottosistemi, oltre alla tuta extraveicolare Orlan e quella utilizzata per la simulazione Mars 500.



Nell'ultima sala con effetti luminosi in contrasto con il rosso imperante visto fino ad allora, un omaggio a Gagarin con la famosa frase di Tsiolkosky: "La Terra è la culla dell'Umanità, ms non si può vivere per sempre nella culla".






"Nel complesso una mostra non enorme nello sviluppo, ma grandissima sotto il punto di vista emotivo e storico, con un grande successo di pubblico internazionale.
Complimenti al Science Museum di Londra che ha saputo offrire una mostra elegante e suggestiva e grazie alla Russia che ha finalmente aperto le porte al suo patrimonio storico".

Luigi Pizzimenti