venerdì 20 luglio 2018

49 anni fa: Apollo 11

Siamo giunti al 49° anniversario della missione Apollo 11, ma l'emozione non si è ancora sopita.  Ad oggi resta il viaggio più importante mai intrapreso dall'uomo, solo un viaggio verso Marte potrà eguagliarlo o superarlo.


L'uomo ha dimostrato che come specie è disposto a completare il suo processo evolutivo anche in ambienti completamente diversi da quelli in cui cui si è evoluto. A mio personalissimo parere, il l 20 luglio del 1969, la curva dell’evoluzione umana ha preso una nuova direzione.

Spesso riguardo filmati, documenti, interviste e fotografie... In particolare quelle scattate con i protagonisti dell'epico viaggio.

Neil Armstrong ci ha lasciati nel 2012, Michael Collins dopo la perdita della moglie Pat, si è ritirato (ad eccezione di rari eventi) ed oggi viene considerato un vero eremita, l'unico che appare spesso in pubblico è Buzz Aldrin, pilota del modulo lunare, secondo uomo a camminare sulla luna e convinto sostenitore del viaggio verso Marte.
Tre uomini completamente diversi, ma accomunati dal più grande viaggio che uomo abbia mai intrapreso: quello alla volta di un'altro corpo celeste.

Neil Armstrong, primo uomo a camminare sul nostro satellite naturale, l'ho incontrato in diverse occasioni, la prima nel 2009.

Di lui si è detto tutto, ma a volte ho sentito dire che era introverso, scontroso, poco socievole, posso smentire chi pensa che fosse un uomo incapace di relazionarsi con la gente, tutt'altro! Era ironico, simpatico, capace di catturare il pubblico, un fine oratore, stimato e amato da tutti i colleghi.

Lasciata la NASA ha insegnato per il resto della sua vita. Un riferimento per i suoi colleghi e per tutta la NASA. Un uomo non comune. L'uomo giusto da inviare a nome di tutta l'umanità.

Mi manca l'emozione che provavo quando gli stringevo la mano o quando mi sorrideva cercando di comprendere le mie parole in un inglese sgrammaticato... Sempre attento al suo interlocutore.

Conoscerlo personalmente è stato per molti anni la mia ossessione, parlare o scrivere di lui senza averlo conosciuto non avrebbe avuto senso. 

Neil Armstrong mi disse: "La luna? Un luogo unico, te lo consiglio".


Ricordarlo mi emoziona sempre, non solo per quello che ha rappresentato per la mia vita spesa a raccontare la loro impresa. Alle conferenze spesso mi chiedono: Perché racconti sempre la loro storia?

Per le nuove generazioni e perché nessuno dimentichi"

Luigi Pizzimenti





sabato 26 maggio 2018

Alan Bean (1932-2018)

Addio all’astronauta Alan Bean


Alan Bean scende la scaletta del modulo lunare

Sono passati solo pochi mesi dalla scomparsa di Richard Gordon e l'ultimo superstite della missione lunare Apollo 12, ci ha lasciato.

L'astronauta Alan Bean è morto sabato 26 maggio 2018. E’ stato il quarto uomo a camminare sulla luna e attraverso i suoi dipinti cosparsi di polvere lunare ha raccontato le emozioni vissute nel 1969. 

Bean è deceduto allo Houston Methodist Hospital di Houston, in Texas, come confermato dalla moglie, Leslie. La causa della morte un improvviso malessere mentre era in viaggio a Fort Wayne, Indiana, due settimane prima.

Pilota collaudatore della US Navy, Bean fu uno dei 14 selezionati dalla NASA per il terzo gruppo di astronauti nell'ottobre del 1963.  Bean volò due volte nello spazio, prima come pilota del modulo lunare della missione Apollo 12 nel novembre 1969, e poi come comandante della seconda spedizione con equipaggio negli Stati Uniti sulla stazione spaziale Skylab, nel luglio 1973.
In totale, ha registrato 69 giorni, 15 ore e 45 minuti nello spazio, e 31 ore e 31 minuti sulla superficie lunare.



Il 14 novembre 1969, Bean e i suoi colleghi: il comandante Charles "Pete" Conrad e il pilota del modulo di comando Richard "Dick" Gordon, erano a meno di un minuto di volo quando il Saturn V fu colpito due volte dai fulmini. La scarica elettrica mise fuori gioco il pannello strumenti e la telemetria trasmessa al Mission Control. Un controllore di volo, John Aaron, ricordava un test effettuato un anno prima e fece suggerire all'equipaggio di passare da "SCE to AUX"

Dalla navicella arrivò forte è chiara la risposta di Conrad: "Che diavolo è SCE to AUX?” Gordon e i tecnici al controllo missione sbarrarono gli occhi. Fortunatamente, Alan Bean ricordava da una precedente simulazione durante il training, dove era posizionato l’interruttore.

Anni dopo Bean racconta: “Non ricordavo esattamente a cosa servisse quell’interruttore, ma sapevo dove si trovava e lo azionai. La telemetria torno sugli schermi dei controllori a Houston e il nostro pannello strumenti ricominciò a funzionare. Senza saperlo avevo salvato la missione.”

Cinque giorni dopo il loro lancio, Bean e Conrad lasciarono Gordon in orbita attorno alla luna sul modulo di comando "Yankee Clipper" e sbarcarono con il modulo lunare "Intrepid" nell'Oceano delle Tempeste sulla luna. "Il Sole è luminosissimo" osservò Bean mentre muoveva i primi passi in superficie.
A differenza di Neil Armstrong e Buzz Aldrin che li precedettero sulla luna con Apollo 11 quattro mesi prima, Conrad e Bean avevano effettuato un atterraggio di precisione, atterrando a circa 200 metri dal punto prescelto. "Ecco quella cosa! Guardala!" esclamò Bean, individuando il lander robotico Surveyor III, che la NASA aveva inviato sulla luna nel 1967.

Durante la seconda uscita extraveicolare sul suolo lunare, Bean e Conrad recuperarono diversi pezzi del Surveyor riportandoli sulla Terra per studiarli, insieme a circa 35 chilogrammi di roccia lunare raccolte lungo il percorso.

Prima di lasciare per sempre la luna, Bean si allontanò dall'Intrepid fino al bordo di un grosso cratere e lanciò la sua spilla argentata, un simbolo indossato da chi doveva ancora volare nello spazio. (In seguito la avrebbe sostituita con una spilla d'oro dopo essere tornato sulla Terra.)

"Resterà lì per milioni e milioni di anni", ha scritto Bean nel 2000, "o fino a quando qualche turista la trova e la riporta sulla Terra".

Bean, Conrad e Gordon ammararono nell'Oceano Pacifico il 24 novembre 1969. Come l'equipaggio dell'Apollo 11 prima di loro, i tre furono recuperati dalla portaerei USS Hornet e messi in quarantena per 21 giorni come precauzione contro ogni possibilità di contaminazione.


Con Alan Bean a Cape Canaveral (2012)




Skylab III

La seconda e ultima missione spaziale di Bean fu molto più lunga di Apollo 12. Lanciato su un razzo Saturn 1B il 28 luglio 1973, Bean guidò l'equipaggio della missione Skylab III insieme a Owen Garriott e Jack Lousma per un soggiorno di 59 giorni nella prima stazione spaziale degli Stati Uniti. "Ora deteniamo il record mondiale per il volo spaziale", scrisse Bean nel suo diario di bordo il 25 agosto 1973. 

Astronauti del programma Skylab, Alan Bean (4° da sin.)
Durante la missione a bordo del laboratorio orbitale, Bean, Garriott e Lousma condussero esperimenti medici, biologici e numerose osservazioni della Terra e del Sole.
Bean e Garriott uscirono fuori dalla stazione spaziale per raccogliere gli esperimenti e sostituire i magazzini della pellicola fotografica. I tre membri dell'equipaggio sganciarono il loro modulo di comando Apollo e tornarono sulla Terra il 25 settembre 1973.
Lasciata la NASA ha poi trascorso quattro decenni interpretando ciò che ha visto come pittore professionista.

Aspirante artista da quando frequentò un corso di belle arti come studente della Navy Test Pilot School, Bean ha seguito la sua passione divenendo un pittore professionista. Bean: "Ho un'abilità e un'esperienza secondo me qualcuno ha deve fare questo lavoro, per ricordare questa grande avventura umana nelle belle arti in modo che rimanga per sempre. Non sostituisce i film, non sostituisce i libri, ma è stato un evento abbastanza grande nella storia umana che registrarlo in questo modo è qualcosa che solo io sono interessato a fare, ma vale la pena farlo". 

L'approccio di Bean ai suoi dipinti è stato quello di fondere l'accuratezza tecnica con un uso impressionistico del colore. Tra i suoi soggetti ci paesaggi che ha visto per la prima volta, le attività dei suoi colleghi astronauti del programma Apollo e scene di fantasia. 

Nelle sue creazioni a incorporato piccoli pezzi della polvere lunare e nella sua pittura acrilica posava la suola di uno stivale lunare (replicata) e la testa di un martello da geologo che ha usato sulla luna. "In ogni dipinto che faccio, ho messo quella trama e un pizzico di polvere dall'Oceano delle Tempeste".


Delle oltre 160 opere in catalogo, 40 di queste sono state esposte dal National Air and Space Museum dello Smithsonian a Washington, DC nel 2009, in occasione del 40° anniversario dell'Apollo 11 e 12 sbarchi sulla Luna. 

"Ricordo perfettamente quei giorni perché ero ospite della John Glenn lecture  per il 40° di Apollo 11. Per l’occasione Michael Collins e Buzz Aldrin presentarono i loro libri e Alan Bean fece una personale bellissima con un Lunar rover originale al centro della sala. Quando mi vide, spalancò gli occhi incredulo: “Luigi! Non credo ai miei occhi, sei venuto fino a qui”. Che forza Alan Bean, ti faceva sentire importante. Era felice di esporre nel tempio dell’astronautica, per lui fu la vera consacrazione come artista. Conservo gelosamente i suoi cataloghi autografati, ma soprattutto il suo sorriso".  Luigi Pizzimenti


Washington, luglio 2009

La tecnica utilizzata da Alan Bean.

Gli strumenti utilizzati da Alan Bean per i suoi quadri unici.





giovedì 3 maggio 2018

Volo a Zero G: 69° campagna ESA

Bordeaux-Mèrignac (Francia)
69a Campagna voli parabolici ESA
16 -27 aprile 2018


La gravità non può essere disattivata con un pulsante, ecco perché si utilizza l'Airbus A310 Zero-G, che in volo può generare 20 secondi di microgravità ad ogni parabola.

Eseguire alcuni esperimenti sulla terra a volte è frustrante per gli scienziati, perché la forza di gravità modifica i processi fisici. La gravità richiama verso il basso anche la Stazione Spaziale Internazionale che per restare in orbita terrestre viaggia ad oltre 25 volte la velocità del suono. La forza centrifuga generata, annulla la forza gravitazionale e il veicolo spaziale resta in caduta continua. Il risultato è un'assenza di peso, chiamata microgravità.

Accelerare un carico utile fino alla velocità orbitale è difficile e costoso, ma ci sono altri modi per creare la microgravità senza andare così veloce e così lontano. L'ESA mette a disposizione un aereo chiamato: "Zero-G". Un Airbus 310 modificato, all'interno della carlinga parzialmente svuotata resta una zona aperta che viene imbottita e fornita di reti, corrimani e funi. Gli esperimenti sono saldamente bloccati al pavimento. Per motivi di sicurezza all'interno dell'aereo vi sono regole molto rigide. Ogni procedura viene supervisionata dagli addetti di NoveSpace, l'azienda francese che gestisce i voli ESA a Bordeaux.

Durante questi voli l'aereo segue una particolare traiettoria - per l'appunto parabolica - che consente di ricreare una microgravità artificiale per circa 20 secondi e circa 40 secondi di ipergravità a 1.8 G, la traiettoria viene ripetuta per 31 volte ogni giorno per tre giorni consecutivi, permettendo la sperimentazione in assenza di peso come in comune laboratorio.

Il team di specialisti e il sottoscritto come giornalista al seguito, ha visto la direzione dal professor Paolo Di Marco del Dipartimento di Ingegneria dell'Energia, dei Sistemi, del Territorio e delle Costruzioni (DESTEC), Università di Pisa e dello studente Garivalis Alekos. L'apparato sperimentale e i sistemi di controllo e di gestione per gli esperimenti sono stati sviluppati integralmente presso il DESTEC, con il contributo fondamentale degli amministratori Massimo Ciampalini e Davide Della Vista.

L'esperimento, inoltre, è stato svolto in collaborazione con il team dell'Università Trinity College di Dublino composto da: O'Shaughnessy Seamus, Robinson Anthony, Baudin Nicola e Byrne Gerard.

Sul prossimo numero di SPAZIO Magazine un completo reportage della missione. Per ordinarlo scrivere a info@adaa.it



il volo parabolico

il team italiano

interni con gli esperimenti

fasi del volo

fasi del volo

fasi del volo



lunedì 16 aprile 2018

Anniversario di Apollo 13 con Lovell, Haise e Kranz

Sono passati 48 anni dalla sfortunata, ma ormai leggendaria missione Apollo 13. Tra anni fa ho partecipato alla reunion dell'equipaggio con i dipendenti della Grumman a New York. Di seguito il ricordo di quella serata indimenticabile.


Garden City, New York  16 aprile 2015

Il Cradle of Aviation Museum ha ospitato la celebrazione del 45 ° anniversario dell missione Apollo 13, con la presenza degli astronauti Jim Lovell, Fred Haise e del Flight Director, Gene Kranz.

E' stata una serata speciale perché non solo ha onorato i due astronauti e il direttore di volo e il team della NASA che li aiutò a tornare a casa sani e salvi.  La serata ha anche ricordato coloro che hanno lavorato alla missione costruendo il modulo lunare creato dalla Grumman, a coloro che hanno aiutato la NASA a guidare la squadra verso casa il 17 aprile del 1970.

Ho avuto il privilegio di fare un tour del Museo con  Lovell, Haise (Astronauti) e Kranz (direttore di volo). Le loro parole piene di saggezza e misurate hanno raccontato come è stato ideato e costruito il Modulo Lunare (bellissimi gli oggetti  esposti, come il Modulo Lunare senza rivestimento con tutti gli apparati a vista o il simulatore utilizzato durante il training delle missioni Apollo). Tutti e tre hanno condiviso gli stessi pensieri e i numerosi ricordi.

Molti hanno definito questa missione come un grande fallimento, ma da quel volo sono nati: un film, diversi libri, e, in definitiva, una straordinaria storia di grande leadership e un grande lavoro di squadra. 

Durante la missione Apollo 13, non c'era una vera copertura mediatica,  l'intenzione della NASA era quella di ottenere un po' di copertura dalla stampa per attirare un po' di attenzione alla missione Apollo 13 e quelle future, bene: Apollo 13 ha attirato l'attenzione della stampa mondiale da quel giorno fino ad oggi e ormai per sempre.

New York 2015  da sinistra: Gene Kranz, James Lovell, Luigi Pizzimenti e Fred Haise (Credit Cerrato)


giovedì 12 aprile 2018

Le celle a combustibile delle missioni Apollo


Quarantasei ore e 43 minuti dall'inizio del volo di Apollo 13, il Capcom Joe Kerwin contatta il comandante Jim Lovell: "La nave spaziale è davvero in forma per quanto ci riguarda e ci annoiamo molto". Nove ore dopo, le cose diventarono molto meno noiose:un rimescolamento di routine dei serbatoi criogenici dell'ossigeno per evitare che il prezioso gas super-raffreddato si stratificasse, causò un'esplosione nel serbatoio 2. Con la fuoriuscita questo gas vitale, Apollo 13 perse lentamente elettricità, luce e la fornitura dell'acqua. Naturalmente nessuno a bordo o a Houston sapeva in quel momento cosa esattamente era successo e che l'equipaggio di Apollo 13 non sarebbe atterrato sulla Luna.

Il personale della Nord American mostra l'acqua e l'elettricità prodotte dalle celle a combustibile che alimentavano la navicella Apollo. (Credit:Museo Nazionale di Storia Americana)









La perdita di un serbatoio di ossigeno stava paralizzando la navicella di Apollo perché i serbatoi di ossigeno alimentavano le celle a combustibile che alimentavano a loro volta il veicolo spaziale. Tre celle a combustibile, ciascuna contenente 31 celle separate ma collegate, erano inserite nel modulo di servizio. La reazione elettrochimica della combinazione di idrogeno criogenico e ossigeno produceva elettricità, calore e acqua potabile come sottoprodotti. Questa energia elettrica veniva trasferita nel modulo di comando attraverso un ombelicale che corre lungo il lato esterno dei due moduli (servizio e comando).


In condizioni di volo normali, ciascuna delle celle a combustibile poteva produrre tra i 400 e i 1420 watt a corrente continua (CC) da 31 a 27 volt. E sebbene si "nutrissero" degli stessi serbatoi di ossigeno e idrogeno, le celle a combustibile non erano collegate tra loro, una decisione che ha portato un po 'di sicurezza nel sistema; il fallimento di una non avrebbe comportato una perdita totale di potenza. L'elettricità e l'acqua potabile erano sottoprodotti delle celle a combustibile Apollo


Una pila a combustibile del programma Apollo (Credit:National Air and Space Museum)










Le celle a combustibile erano legate a due bus che distribuivano la potenza prodotta attraverso i sistemi dei veicoli spaziali. La cella di combustibile 1 era collegata al bus DC principale A, la cella a combustibile 2 era collegata ai bus principali CC A e B e la cella a combustibile 3 collegata al bus principale CC B. Gli inverter a stato solido convertivano la corrente continua in corrente alternata (CA) per la distribuzione nei sistemi elettrici dei veicoli spaziali.


Ma queste connessioni tra celle a combustibile e bus non erano permanenti. Nel modulo di comando erano presenti interruttori che consentivano all'equipaggio di isolare manualmente una cella a combustibile e controllare la direzione del flusso di corrente nel caso in cui alcuni malfunzionamenti danneggiassero una delle celle. Perdere una cella a combustibile non significava che la navicella fosse morta. Allo stesso modo, uno degli inverter AC poteva fornire al veicolo spaziale le sue esigenze di elettricità di base, mentre gli altri due fungevano da backup e ogni bus era alimentato dal proprio inverter in modo da poter essere isolato se non funzionasse.
Quindi c'erano un numero di ridondanze nel sistema di alimentazione dell'Apollo. Una squadra poteva isolare qualsiasi elemento guasto dell'intero sistema, e la NASA aveva regole di missione in atto che delineavano cosa sarebbe successo se qualche elemento del sistema di alimentazione si fosse guastato in volo.


Secondo le regole della missione pubblicate prima del lancio dell'Apollo 11, una cella a combustibile è stata considerata persa quando la sua uscita scendeva sotto i 5 amp, un serbatoio di ossigeno era considerato perso quando la sua pressione fosse scesa sotto 150 psi e un serbatoio di idrogeno era considerato perso quando la sua pressione scendeva sotto 100 psi. La linea di condotta dopo aver perso uno o più elementi del sistema durante il volo varia a seconda della fase della missione: durante il lancio, la fase di atterraggio lunare o la fase di crociera.

Perdere tutte e tre le celle a combustibile durante il lancio non significava interrompere; le batterie cariche nel modulo di comando avrebbero fornito all'equipaggio 4.75 ore di energia per risolvere il problema in orbita prima che fossero costretti a rientrare nell'atmosfera. Solo la perdita di tre celle a combustibile e una delle batterie di rientro durante il lancio avrebbe richiesto l'aborto della missione.
Una perdita di due o tre celle a combustibile in orbita lunare significava cancellare l'atterraggio. 
La perdita di celle a combustibile durante l'atterraggio lunare significava un NO GO per la permanenza lunare. In questo caso, l'obiettivo era quello di far attraccare il veicolo spaziale il più rapidamente possibile.
Perdere due o tre celle a combustibile e qualsiasi batteria di rientro in qualsiasi punto della missione richiedeva uno spegnimento di emergenza per conservare tutta l'energia di bordo per il viaggio di ritorno e il rientro attraverso nell'atmosfera terrestre.


Con una sola cella a combustibile persa, l'equipaggio avrebbe tentato di ripristinare la cella e riconfigurare l'astronave per indirizzare l'energia dalle due celle restanti a un bus ciascuno, ripristinando una certa ridondanza. Da lì, la NASA avrebbe esaminato il modo in cui gli altri sistemi si stavano comportando e valutando in quale fase si trovava la missione prima di decidere se continuare con la missione programmata. All'epoca del volo di Apollo 13, le regole della missione stabilivano che non si poteva atterrare sulla Luna con due celle a combustibile. Quindi, quando il serbatoio dell'ossigeno esplose, l'equipaggio si attenne alle regole della missione. Le letture nel veicolo spaziale e a Houston evidenziarono che un serbatoio dell'ossigeno e le celle a combustibile 1 e 3 avevano fallito. Pensando che molti fallimenti potessero essere un qualche tipo di problema alla strumentazione, il Capcom Jack Lousma fece in modo che l'equipaggio provasse a ricollegare la cella a combustibile 1 al Main A e la fuel cell 3 al Main B, ma questo non risolse il problema. La chiamata per chiudere le valvole dei reagenti arrivò a un'ora e due minuti dall'inizio della crisi. Lousma chiamò per dire che Apollo 13 stava perdendo ossigeno attraverso la cella a combustibile 3. 

Lousma: "Quindi, vogliamo che tu chiuda la valvola dei reagenti sulla cella a combustibile 3. Sembra che le celle a combustibile 1 e 2 stiano cercando di tenere il passo."

Il Pilota del modulo lunare Fred Haise rispose: "Stai dicendo che le celle a combustibile 1 e 2 - 1 e 2 stanno cercando di resistere, ma stiamo perdendo O2 dalla pila a combustibile 3? E vuoi che chiuda la valvola dei reagenti sulla pila a combustibile 3? Ti ho sentito bene?"

Lousma confermò: "Affermativo, chiudi la valvola dei reagenti sulla pila a combustibile 3.


Questa decisione confermò all'equipaggio che l'atterraggio lunare era abortito. Poco più di cinque minuti dopo l'esplosione, Haise chiamò Houston, "Ho provato a resettare le celle a combustibile 1 e 3 ma entrambe mostrano le bandiere grigie".Fred Haise durante il debriefing della missione dichiarò: "Ho guardato la cella a combustibile 3, e i suoi flussi mostravano il fondo scala. Ciò significava che questa cella a combustibile non aveva energia. Ciò significava che l'intero bus era sparito. Ho compreso in quell'istante che LOI (Inserzione in orbita lunare) sarebbe stato NO GO. 

L'estensione del danno al modulo di servizio di Apollo 13 non fu nota fino a quando l'equipaggio non scattò questa fotografia. (Credit:NASA)


domenica 1 aprile 2018

La nuova ricetta potrebbe aiutare a testare i rover e costruire le basi lunari

Una tecnologia per produrre un materiale che ricorda da vicino la regolite rocciosa che si trova sulla superficie della luna potrebbe aiutare gli scienziati a progettare rover lunari migliori e più resistenti.

L’ingegnere Vince Roux, uno dei creatori della regolite lunare artificiale durante una recente intervista a Space.com: "Il materiale sulla luna è così aggressivo che distrugge le tecnologie che inviamo lassù, ecco perché la maggior parte delle missioni è durata solo poche settimane, perché le particelle penetrano nelle articolazioni e lacerano i tessuti delle tute spaziali”.

Agglutinati ottenuti da un materiale a base di basalto trovato sulla Terra. Credito: Off Planet Research, LLC
Finora, i ricercatori hanno creato materiale simile alla regolite lunare - l'originale è conservata presso il  Lunar Samples al Johnson Space Center di Houston,Texas - semplicemente sbriciolando dei basalti e delle rocce vulcaniche che si possono trovare sulla Terra, creando la corretta distribuzione delle forme e delle dimensioni delle particelle.



Agglutinati ottenuti da un materiale a base di basalto trovato sulla Terra. Credito: Off Planet Research, LLC

Roux e i suoi collaboratori hanno deciso di costruire una macchina che simula i processi geologici naturali che avvengono sulla luna. Il team si è concentrato sulla formazione degli agglutinati: particelle di suolo lunare fuso che si formano durante gli impatti delle micrometeoriti.

La luna non ha un'atmosfera, quindi queste piccole particelle raggiungono facilmente la superficie, quando queste piccole particelle colpiscono il suolo questo si riscalda e alcune delle particelle del suolo lunare si sciolgono.

Si stima che milioni di micrometeoriti con diametro inferiore a 1 millimetro colpiscano la superficie lunare ogni giorno. Gli agglutinati - una miscela di vetro fuso e frammenti minerali - hanno solitamente dimensioni dalle decine di micrometri e pochi millimetri. In alcune regioni, gli agglutinati costituiscono fino al 90% della regolite lunare.

Roux: "Abbiamo deciso di studiare un impatto individuale di un micrometeorite e di caratterizzare completamente ciò che accade quando quel piccolo, minuscolo granello colpisce la superficie della luna e una volta che siamo stati in grado di comprendere tutti i processi che hanno avuto luogo durante quell'impatto siamo stati in grado di replicare il singolo evento minuscolo migliaia di volte al minuto per produrre un volume maggiore di queste microstrutture".

Questa immagine, creata usando la microscopia a raggi X, mostra l'agglutinato lunare da campioni raccolti dagli astronauti dell'Apollo 11. Credito: Kiely, C e Kiely, C.J.




Esistono vari tipi di regolite lunare che variano nella composizione. Il tipo più scuro di regolite lunare può essere simulato sulla Terra usando basalto di roccia vulcanica, piuttosto prevalente sul pianeta. Il più vecchio, più leggero, tipo di regolite che può essere trovato negli altopiani lunari – dove è atterrata la missione Apollo 16 - può essere simulato solo usando una roccia molto rara chiamata anortosite.



Agglutinati fatti da materie prime anortosite, creati da Off Planet Research e pensati per imitare le proprietà della regolite trovata sulla luna. Credito: Off Planet Research, LLC


L'anortosite fu uno dei primi materiali che si solidificò dalla massa fusa che formava la Terra e la luna. Quando la luna si è raffreddò, quel materiale rimase sulla superficie della luna mentre sulla Terra, questo materiale venne rielaborato per miliardi di anni dall'attività tettonica, e quindi ora, estremamente raro. È davvero difficile trovare l’anortosite, perché è molto oltre il Canada, sopra il Circolo Polare Artico, e si può arrivare a questo piccolo lotto di materiale solo per un paio di mesi all'anno, dichiarano gli scienziati.

Il team di Saint Martin è riuscito a ottenere 20 tonnellate di anortosite che intendono utilizzare per creare una grande quantità di simulant della regolite lunare. Per prima cosa ridurranno il materiale alle dimensioni corrette delle particelle, quindi utilizzeranno la loro macchina per simulare gli impatti dei micro-meteoriti e creare gli agglutinati. La regolite risultante potrebbe essere utilizzata da altri ricercatori e aziende per testare le loro tecnologie prima di inviarle alla luna.

Un altro agglutinato di Off Planet Research, fatto con materie prime anortosite e destinato a imitare le proprietà della regolite trovata sulla luna. Credito: Off Planet Research, LLC

Vince Roux e i suoi collaboratori, hanno iniziato il progetto mentre erano studenti universitari presso l'Università Saint Martin's nello stato di Washington, dove Roux stava lavorando a un master, hanno creato una società chiamata Off Planet Research che gestirà una struttura di test nel campus di Saint Martin. La struttura è composta da un'area circa la metà della dimensione di un campo da tennis coperto dalla regolite fabbricata. Questo terreno insolitamente “coltivato” consentirà ai rover e ad altre tecnologie lunari di attraversare la topografia irregolare e persino scavare fino a logorare i materiali. Gli ingegneri si aspettano dei fallimenti e molti guasti, anzi lo auspicano, perché questo porterà a degli affinamenti della tecnologia.La struttura consentirà anche il collaudo di tecnologie che utilizzeranno le risorse della regolite, come stampanti 3D o tecnologie di estrazione dell'acqua. 

Il futuro di una base umana passerà su questi campi. 


sabato 31 marzo 2018

Abruzzo Space Festival


Da venerdì  6 arpile al 8 aprile sarò in Abruzzo in occasione dell'Abruzzo Space Festival, organizzato in collaborazione con ADAA le Associazioni locali ed i Comuni che ospiteranno la manifestazione.

MEDIA: 
ADAA
CITYRUMORS ABRUZZO 


Sabato 7 Aprile – MOSCIANO SANT’ANGELO
C.da Colle Leone, Osservatorio Astronomico Colle Leone Planetario Fausto Marini 
ore 21.15 Luigi Pizzimenti SpaceX: sfide e tecnologie del terzo millennio


Domenica 8 Aprile – CONTROGUERRA
ADAA, con il patrocinio del Comune di Controguerra, sarà ospite nell’ambito della rassegna organizzata dal Comune, dal titolo “Alle 9 della sera”, presso la
Sala Convegni Enoteca ComunalePiazza Garibaldi 3 (INGRESSO LIBERO)
ore 22.00 Biagio Cimini – Luigi Pizzimenti: Baikonur – Dove tutto è iniziato



mercoledì 28 marzo 2018

Una delle camere 'pulite' della NASA contaminata da funghi

Sono entrato diverse volte nelle stanze del Lunar Samples di Houston  luogo asettico e con misure di sicurezza e decontaminazione molto ferree. Il rito dell’aspirazione degli abiti e della vestizione è diventato abituale.



Ho avuto il privilegio di ricevere in prestito diversi campioni di rocce lunari raccolte durante le missioni Apollo, rocce che ho portato in giro per il Paese dentro una piramide di acrilico che preserva i campioni lunari dall'aria. Le misure di sicurezza da attuare sono molte e l'attenzione deve essere massima.
Le stanze pulite sono l'ultima linea di difesa nell'esplorazione extraterrestre: i veicoli spaziali in partenza per altri mondi sono attentamente puliti e privati di qualsiasi contaminante biologico, e i campioni che ritornano dallo spazio, come le rocce lunari Apollo, sono conservati in condizioni incontaminate per essere studiati nel tempo.

Un nuovo studio suggerisce che una stanza pulita contenente campioni di meteoriti al Johnson Space Center (JSC) della NASA a Houston, in Texas, potrebbe non essere così pulita, dopo tutto. È contaminato da un'abbondanza di funghi terrestri. I microbi - la maggior parte del genere comune Penicillium - potrebbero confondere la ricerca di vita in campioni giunti da altri mondi, proprio mentre il laboratorio si sta preparando a ricevere campioni da Marte e l'asteroide ricco di carbonio Bennu. La stanza in questione è stata progettata per essere in classe ISO 6, uno standard internazionale che va dalla classe 1 alla 9, in cui la classe 1 è la più pulita, questo significa che i ricercatori dovranno fare maggiore attenzione alle procedure quando cureranno i campioni futuri.

Gli scienziati hanno effettuato dei tamponamenti del pavimento, del tavolo e il banco di lavoro del laboratorio dove le sono immagazzinate e processate per la ricerca le meteoriti antartiche. Le meteoriti, che sono giunte dalla superficie di altri mondi prima di atterrare sulla Terra, sono tenute in armadi in cui viene pompato azoto a pressioni sovrastanti per aiutare a impedire che nulla penetri negli ambienti chiusi. I ricercatori hanno trovato tra le quattro e le 28 cellule vitali su un area di circa cm 5 x 5 concentrazioni simili a quelle che si trovano nelle camere bianche del Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena, in California, e nel Kennedy Space Center in Florida dove sono assemblati i veicoli spaziali. Sono stati rilevati conteggi di contaminanti molto più elevati all'interno del sistema di filtraggio dell'aria installato nel 1979 e non aperto per quasi 40 anni!


Sebbene la maggior parte dei microbi nelle altre strutture fossero batteri, tra l'83% e il 97% dei microbi del laboratorio di meteoriti sono fungini. Questo è allarmante perché i funghi possono facilmente penetrare i campioni e far crescere i filamenti ramificati che alterano chimicamente le rocce. Alcuni funghi producono anche gli amminoacidi acido α-aminoisobutirrico e isovalina, che sono rari sulla Terra ma spesso si trovano in asteroidi contenenti carbonio. Se tali impurità terrene trovassero la loro strada in campioni extraterrestri, potrebbero distorcere i risultati.


La domanda che si sono posti gli scienziati è che forse non hanno trovato funghi o batteri in altri luoghi perché non li hanno cercati. Adesso è arrivato il momento di farlo, per preservare i campioni lunari, marziani o da qualsiasi corpo celeste provengano e per consegnarli alle future generazioni. (Fonte: NASA)




domenica 25 marzo 2018

2° CONGRESSO NAZIONALE ADAA

“Associazione per la Divulgazione Astronomica e Astronautica”

12 e 13 maggio MALPENSA FIERE



Due giornate all’insegna della divulgazione scientifica con conferenze e incontri con eccellenze come la Dott.ssa Patrizia Caraveo, il Dott. Giovanni Caprara e l’Ing Walter Cugno di Thales Alenia Space.




L’Associazione presenterà al pubblico la collezione di grandi mockup spaziali come: Il Saturn V in scala 1:10 alto 11 metri!; Il Saturn 1B in scala 1:10; il vettore russo Soyuz in scala 1:10 e in anteprima nazionale, la capsula Vostok in scala 1:1 Un vero capolavoro costruito dal team di ADAA. Mostra di modelli spaziali LEGO. Durante la manifestazione sarà in funzione il nuovissimo PLANETARIO DIGITALE con aggiornati programmi e spettacoli ad ogni ora. (vedi programma Planetario in loco).
PROGRAMMA CONGRESSO:

ore 9.00 Registrazione partecipanti

ore 9.35 Apertura Congresso: Luigi Pizzimenti Presidente dell’Associazione per la Divulgazione Astronomica e Astronautica ADAA. Storico del Programma Apollo e Direttore di SPAZIO Magazine. Consulente scientifico di RAI, RSI, Apollo Lunar Surface Journal Nel 2009 ha Pubblicato il libro: PROGETTO APOLLO “Il sogno Più grande dell’Uomo”. Tutta la storia delle Missioni Apollo.

ore 11.00 Dott. Giovanni Caprara (Corriere della Sera) Presenta il suo ultimo libro Rosso Marte (Utet, 2016). Dal 2010 è presidente dell’UGIS, Unione Giornalisti Italiani Scientifici, fondata a Milano nel 1966. È curatore di diverse mostre a Milano, tra cui “Universi paralleli” (SMAU), “Mondospazio” (Museo nazionale della scienza e della tecnologia di Leonardo da Vinci), “Segni e sogni della Terra-Osservazione della Terra dallo spazio” (Palazzo Reale ). Nel 2015 cura la nascita della nuova sezione permanente “Spazio” al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano.


ore 10.00 Dott.ssa Patrizia Caraveo (INAF)  Laureata in Fisica all’Università di Milano nel 1977. Ricercatrice dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF). Dal 2002 direttore di ricerca e direttore dell’Istituto di Astrofisica Spaziale e Fisica Cosmica di Milano (IASF). Ha collaborato a diverse missioni spaziali internazionali dedicandosi all’astrofisica delle alte energie a partire dalla missione europea Cos-B. Collabora alla missione AGILE dell’ASI, alla missione INTEGRALE dell’Agenzia Spaziale Europea e alle missioni della NASA Swift e Fermi. Array Telescopio Cherenkov
ore 12.00 Ing Walter Cugno (Thales Alenia Space)  Thales Alenia Space Italia ha contribuito alle piu importanti missioni scientifiche Europee dell’ultimo decennio per lo studio del pianeta Terra, l’esplorazione del sistema Solare e l’osservazione dell’Universo. Recenti esempi significativi sono stati i satelliti Rosetta per lo studio delle comete, Herschel e Planck,per lo studio dell’ universo e della radiazione cosmica di fondo, satelliti che hanno concluso la loro vita operativa con risultati straordinari. L’Ing Cugno presenta lo status della missione ExoMars.

ore 13.05 Break – visita Mostra – Planetario

ore 14.35 Luigi Pizzimenti e Prof. Paolo Di Marco (Università di Pisa DESTEC) presentano: 69h campagna voli parabolici ESA e la microgravità.


ore 15.30 Alberto Villa (Consigliere ADAA) presenta: Eclissi Sole 2017 “In viaggio a caccia del Sole Nero”  Il relatore racconta tutto quello che sta “dietro le quinte” relativamente alla scelta dl sito osservativo e lo splendido itinerario che dal 9 al 29 Agosto 2017 si è sviluppato sul territorio USA attraversando diversi stati, percorrendo oltre 7000 chilometri tra paesaggi mozzafiato, simpatici aneddoti, tradizioni locali e luoghi sacri per l’astronomia.

ore 16.15 Paolo Miniussi Responsabile Media presenta:  “Spazio Magazine”  (organo d'informazione dell’Associazione) dedicato in particolare alla scienza astronautica. Per l’occasione saranno disponibili tutti i numeri usciti.
ore 17.00 Prof. Alessandro Barazzetti Segretario ADAA presenta: ADAA si avventura nello spazio con AlSat#1 “ADAA lancerà in orbita un satellite della classe Cubesat per una missione scientifica e didattica”. Sarà illustrata una panoramica degli obiettivi primari e descritte le fasi di sviluppo del progetto, il coinvolgimento a livello nazionale di scuole e istituti superiori e le numerose innovazioni che saranno caricate a bordo della missione. A margine la descrizione della missione, che precorrerà il lancio del nostro satellite. Al termine verranno illustrate le modalità di finanziamento.
ore 18.00 Chiusura congresso


13 Maggio 2017

ore 10.00/12.00 Assemblea Ordinaria aperta solo ai Soci ADAA. Gli accompagnatori avranno del tempo libero per visitare la Fiera dell’Elettronica. 


Per iscrizioni scrivere a: info@adaa.it 
La partecipazione al Congresso è aperta anche a non Soci, GRATUITO solo per i SOCI ADAA  in regola con la quota sociale e con l’invio della mail di conferma.

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