lunedì 29 febbraio 2016

Documentario: The Last Man on the Moon


Diretto da Mark Craig e prodotto da Mark Stewart, il documentario The Last Man on the Moon  racconta la storia di Eugene "Gene" Cernan, l'ultimo uomo ad aver calcato il suolo lunare durante la missione Apollo 17. Il comandante era affiancato dal geologo Harrison Schmitt, mentre il pilota del modulo di comando era Ronald Evans.


Gene Cernan

Il cast oltre che dal protagonista Cernan, è composto da astronauti come: Alan Bean (Apollo 12 Lmp); Dick Gordon (Apollo 12 Cmp); Jim Lovell (Apollo 13 Cdr); Charlie Duke (Apollo 16 Lmp) e Chris Karaft e Gene Kranz direttori di volo.

Durante le riprese (2012) mi trovavo presso il Kennedy Space Center con alcuni amici (fra cui Paolo Attivissimo) all'Astronaut Schoolarship Foundation, durante un evento benefico organizzato per raccogliere fondi. La troupe di Craig, seguiva passo passo Cernan e casualmente mentre riprendevano, io e Paolo stavamo parlando con lui. 
Durante la fase di montaggio del documentario hanno deciso di tagliare quella scena, ma gentilmente ci hanno informato.  Resta il piacere di essere stati presenti e aver partecipato al racconto della vita di Cernan. 

Ho incontrato numerose volte il Comandante di Apollo 17 e in diverse città.  L'ultima volta a Milano (2014) quando è venuto per inaugurare il nuovo store Omega.

L'incontro con Cernan a Milano.



Un fermo immagine del documentario (durante il montaggio del film) che riprende me e Paolo a colloquio con il Comandante Cernan. Per gentile concessione di Mark Stewart.


Credit: Mark Stewart



















lunedì 22 febbraio 2016

Ennesima bufala sul Programma Apollo


Ogni tanto ritornano alla carica. Generalmente leggo, sorrido e vado oltre perché non ho tempo per repliche o sbufalate, ma stanno oltrepassando il limite. Parlandone con Paolo Attivissimo, il noto Disinformatico, questa volta credo sia  doveroso intervenire per fare ordine.


Il Programma Apollo non smette mai di sorprenderci. Purtroppo spesso sorprende i giornalisti meno accorti che riprendono e traducono articoli internazionali senza appurarne le fonti, senza interpellare i protagonisti, ma cercando solamente di fare colpo sui lettori meno avveduti o alimentando i pochi complottisti rimasti dopo il duro colpo ricevuto dalle fotografie inviate dalla sonda LROC. E' dalla pubblicazione di quelle splendide immagini che non rispondo più alle continue provocazioni. L'amico Attivissimo, lo ha fatto addirittura scrivendo un libro: "Luna, Sì, ci siamo andati!"  
Nel suo articolo di oggi: "Suoni segreti captati dagli astronauti lunari? Repubblica, Il Giornale, La Stampa rifilano balle ai lettori" Attivissimo fa un'attenta disamina dei fatti, con citazioni e precisi riferimenti, chiamando a rispondere gli autori delle "balle" rifilate agli ignari lettori.

Tutto è iniziato con l'articolo riportato da The Huffigton post  "Lost Tapes Reveal Apollo Astronauts Heard Unexplained ‘Music’ On Far Side Of The Moon".
Se l'autore dell'articolo pubblicato sul Giornale di domenica 22 febbraio 2016, avesse provato a parlare con Eugene Cernan o Alfred Worden, cosa che mi capita di fare spesso, avrebbe certamente evitato di scrivere di fatti già conosciuti negli anni settanta, senza la necessità di attendere l'apertura dei fantomatici archivi segreti della NASA. Infatti le registrazioni audio della missione sono sempre state disponibili presso il National Archives a partire dai primi anni 1970. I suoni o i segnali che ascoltarono non erano altro che interferenze VHF, gli stessi sibili ascoltati anche in altre missioni. 

  • Apollo 11, Michael Collins: C'è uno strano rumore nel mio auricolare, un suono inquietante woo-woo".
  • Apollo 15: Dave Scott, durante la risalita dal suolo lunare: "... suona quasi come il fruscio del vento."


Alfred Worden nell'intervista non parla di alieni né fa dichiarazioni sensazionalistiche, parla di suoni ascoltati anche in altre missioni perché la luna ha una sua magnetosfera che interferisce con le comunicazioni. Il montaggio ad arte del video fa il resto.


Alfred Worden
Entro nei centri NASA da molti anni, mi hanno aperto qualsiasi porta, ho parlato con praticamente tutti gli astronauti del Programma Apollo. Non c'è più niente da scoprire, semmai da approfondire. I nastri trascritti sono disponibili da tempo. Spesso le frasi degli astronauti vengono "estrapolate ad arte" per costruire notizie inesistenti. In particolare da programmi televisivi che rasentano il ridicolo e che incredibilmente vengono presi sul serio dalla gente!

E' mai possibile che si pubblichino bufale senza nessun riscontro scientifico? Sono stufo di rispondere in prima persona a domande generate da lettori, che perplessi, mi scrivono se ciò che hanno letto è vero. Per favore: rivolgetevi direttamente a chi scrive cose non vere e non confermate. Esistono una miriade di missioni spaziali in corso e tante in preparazione, lasciate perdere il Programma Apollo e parlate di attualità, magari andando sul posto, verificando le notizie di persona.
Perchè cercare sempre qualcosa che non esiste per parlare a "sproposito" del Programma Apollo? Perché ci sono giornalisti che scrivono di cose che non conoscono? Perchè parlano di persone che non hanno mai conosciuto? Perchè una volta tanto non prendono la valigia e vanno di persona a chiedere come sono andate le cose?

Ve lo dico io: perché costa fatica, denaro e tanto lavoro e poi ci vuole passione, tanta passione e solitamente chi scrive queste bufale: tempo e passione non ne ha, ma deve semplicemente riempire uno spazio vuoto. 


E giusto per mettere i chiodi sulla "bara" di chi scrive senza avere dubbi... Ho immediatamente interpellato il protagonista dell'intervista presa come spunto per gli articoli incriminati. Alfred Worden, pilota del Modulo di Comando durante la missione Apollo 15 mi ha risposto così: "Quello che ho detto è che non c'è nessun modo per confermare o negare qualcosa che e' successo più di 40 anni fa. Ci sono parecchie storie che girano intorno al Programma Apollo, e nessuna  è  stata mai confermata (che io sappia). Tuttavia, è difficile affrontare qualcosa senza prove. Il mio pensiero è che vorrei credere alle storie se potessi ottenere delle prove concrete, come un pezzo di materiale, che potrebbe essere analizzato come qualcosa che non si trova qui sulla terra. In mancanza di ciò sono molto dubbioso su quanto asserito dalla trasmissione televisiva e dai giornali. Fino a quando un UFO non diventa un IFO, non posso dare alcuna veridicità alle rivelazioni di cui si sente parlare". 

In sostanza, come già sapevo e come d'altronde dichiarano gli astronauti del programma Apollo, anche se il compianto Edgar Mitchell, sperava di scoprire un segnale evidente dell'esistenza di civiltà aliene, ad oggi non esiste nessuna evidenza di questi segnali alieni, di navi aliene, urla nello Spazio... Nulla di tutto ciò. Almeno fino a quando qualcuno presenterà delle prove certe e scientificamente attendibili. 
Copyright: Luigi Pizzimenti

Nel mio libro Progetto Apollo  l'intervista rilasciata da Edgar Mitchell.



lunedì 15 febbraio 2016

Pillole di Apollo: Le sarte delle tute spaziali

"Abbiamo scelto di andare sulla Luna in questo decennio e fare le altre cose, non perché sono facili, ma perché sono difficili, per questo obiettivo servirà organizzare il meglio della nostre energie e competenze, perché è una sfida che siamo disposti ad accettare che non siamo disposti a rinviare, e che abbiamo intenzione di vincere". Presidente John F. Kennedy, 12 settembre 1962, Rice University. 

In queste parole è racchiuso tutto lo sforzo degli Stati Uniti per arrivare sulla Luna. Ogni singolo strumento o macchina per arrivarci, andava progettato e costruito. Uno dei componenti fondamentali per sopravvivere alle estreme condizioni dello Spazio era la tuta spaziale. Questo delicato e importante lavoro fu commissionato alla ILC di Dover. Le tute erano delle vere e proprie "astronavi" in miniatura. 



Quando pensiamo allo sbarco sulla luna dell'Apollo 11 a che cosa pensiamo? Alla visione coraggiosa del presidente Kennedy, all'eroismo di  Neil Armstrong e Buzz Aldrin e purtroppo raramente si pensa al pilota del Modulo di Comando, Michael Collins. Forse pensiamo anche a: ingegneri, scienziati, astrofisici e tutti gli altri geni della NASA che hanno reso possibile il sogno di camminare sul nostro satellite. 


16 luglio 1969, Il mondo attendeva con il fiato sospeso che tre uomini seduti su un gigantesco razzo fossero lanciati in cielo, diretti verso la luna. Mezzo miliardo di persone era sintonizzata a guardare le sgranate immagini in bianco e nero di Buzz Aldrin e Neil Armstrong mentre uscivano dall'Aquila sulla superficie lunare. Il primo passo di Armstrong è stato il trionfo di una complessa operazione che ha segnato una nuova era per l'umanità.

Un gruppo di sarte in una piccola città chiamata Frederica nello stato del Delaware, erano tra coloro che  guardavano in quel momento la Luna. Il loro ruolo nella storia spaziale americana non ha eguali.

Adesso però proviamo a pensare al "reggiseno di vostra nonna"... Vi chiederete: Cosa? Senza la tecnologia alla base del reggiseno, lo sbarco sulla Luna non sarebbe stato possibile. I 21 strati di tessuto impalpabile inseriti nelle tute spaziali Apollo che hanno protetto  Armstrong e Aldrin dalla desolazione letale del vuoto lunare, sono state create dalle stesse persone che hanno fatto il reggiseno di vostra nonna. La Playtex

Le sarte della Playtex avevano un netto vantaggio rispetto ai loro concorrenti militari: sapevano come progettare un abito intorno al corpo umano. Tanti uomini hanno segnato il successo del Programma Apollo, ma poche donne, sono riuscite a realizzare qualcosa di veramente speciale. Mi sembrava doveroso ricordarle.

Nicholas de Moncheaux, autore del libro "Spacesuit Fashioning Apollo", che consiglio a chi ama le tute spaziali, ha intervistato alcune delle sarte che cucirono le tute Apollo.

Bert Pilkenton 80 anni: "Ho avuto la possibilità di lavorare a qualcosa di grande, ho costruito la tuta che è andata sulla luna.” Per 42 anni, la Sig.ra Pilkenton, insieme a circa altre 80 giovani donne ha lavorato per la International Lattex Corporation (ILC) di Dover, che faceva parte del gruppo Playtex nel 1960. La profonda conoscenza del corpo umano, le  competenze unite a  materiali sintetici dalle forme avvolgenti, trionfò sulle dure tute spaziali disegnate da appaltatori militari e furono preferite dagli ingegneri della NASA. Bert Pilkenton ride mentre svela un segreto: "Quando abbiamo costruito le tute Apollo  i nomi di alcune di noi sono stati scritti dentro quella tute, ed è stato come essere sulla Luna con gli astronauti."

Ruth Ratledge (82 anni) fino a 5 anni fa lavorava ancora alla ILC Dover: "io mi occupavo del braccio, del torso e delle speciali cerniere a tenuta. Quando qualcuna di noi si trovava in difficoltà, ci siamo sempre aiutate a vicenda, questo ha permesso di essere un squadra. Per gli astronauti, era una questione di vita o di morte. Senza la tuta protettiva, Aldrin e Armstrong sarebbero morti sulla Luna in meno di 30 secondi! L'errore non era contemplato. Non potevamo sbagliare nulla." Ratledge prosegue: "gli spilli erano contati e le tute venivano minuziosamente radiografate per essere sicure di non aver lasciato nulla all'interno... in caso contrario avremmo dovuto ricominciare tutto da capo."

Ellie Foraker, ha iniziò la sua carriera nel 1952 nella Playtex cucendo pantaloni per bambini.  La Foraker ricorda un simpatico episodio: "Un giorno trovai uno spillo all'interno di una tuta sulla quale stavo lavorando, andai dalla collega che mi aveva passato la tuta: "Vedi questo? E' appena venuto fuori dall'ultima tuta che hai cucito!  Presi lo spillo e lo ficcai nei glutei  della collega, e le dissi; Credi che ti ricorderai di toglierlo la prossima volta?" Se lo ricordò, e non accadde mai più!" Uno spillo che avrebbe potuto bucare la tuta proprio mentre erano sul suolo lunare e le conseguenze sono facilmente intuibili. Oggi quelle tute sono il testamento delle donne che realizzarono questi incredibili manufatti.

Al termine del Programma Apollo, le tute sono state consegnate al National Air and Space Museum Smithsonian  di  Washington e conservate presso il Garber Facility Center dove venivano gelosamente custodite e restaurate, attualmente le tute sono state trasferite presso lo Steven F.Udvar_Hazy Center di Chantilly, VA. 
Le tute conservate nel Garber Facility Center (Credit: Smithsonian)

     Mio articolo sulla tuta di Neil Armstrong (indicata nella foto) 
e la visita che feci nel luglio del 2009.




Gli strati interni delle tute Apollo Foto di Hazel Fellows  Credit ILC Dover







Una sarta al lavoro.Foto di Hazel Fellows  Credit ILC Dover



       Una sarta al lavoro Foto di Hazel Fellows  Credit ILC Dover



Una sarta al lavoro. Foto di Hazel Fellows  Credit ILC Dover

giovedì 11 febbraio 2016

Pillole di Apollo: Gli "Astro-graffiti" di Apollo 11

La storia di Apollo 11 continua a riservare sorprese e nuovi dettagli emergono in luoghi inaspettati. 
Il lavoro di un curatore non è mai finito e si rivela prezioso in casi come questo: nel corso di un progetto per la produzione di un modello dettaglio in 3D del Modulo di Comando della missione Apollo 11  "Columbia" i tecnici sono stati in grado di osservare e registrare alcune note scritte a mano in aree del veicolo spaziale, che erano state nascoste alla vista per oltre 46 anni!

Le note, alcune figure e un calendario, presumibilmente improvvisato durante la missione, ci raccontano qualcosa circa la vita degli astronauti sulla strada per la Luna e ritorno. Le note potranno essere confrontate con le trascrizioni audio e le registrazioni delle comunicazioni tra Colombia e Houston, per comprendere quando e da chi sono state scritte, fornendo nuove informazioni di uno dei più grandi viaggi del genere umano.


Nel corso degli ultimi mesi, i curatori dello Smithsonian, Air & Space Museum di Washington,  hanno lavorato intensamente con il partner tecnico, Autodesk, per la scansione laser ad altissima risoluzione e la fotometria degli esterni e degli interni del modulo di comando. L'intenzione è quella di mettere insieme i dati provenienti da diverse fonti, utilizzando un software dedicato per produrre un dettagliato modello tridimensionale. Lo staff del museo si  augura in futuro, di poter condividere i risultati di tale lavoro sia online che durante le mostre.


Per ora è stata diffusa una prima relazione, sulla base di immagini preliminari, visibili per la prima volta. Una volta che il modello 3D sarà disponibile, i ricercatori saranno in grado di chiarire i dubbi e probabilmente fare ulteriori scoperte.



Per esempio l'armadietto R5, è stato designato per contenere attrezzature relative al sistema di gestione dei rifiuti. Ma nella fase iniziale, era stato scelto come "deposito" per i sacchetti di urina.


Gli astronauti hanno lasciato una nota per se stessi su questo e almeno un altro armadio con lo scopo di  evidenziare che i nuovi contenuti del gavone probabilmente dovevano rimanere indisturbati per il resto della missione...

Queste note illustrano che anche durante una missione altamente tecnica e programmata, l'improvvisazione è sempre possibile.  Fonte: NASM


Di seguito alcune immagini rilasciate dall'Air & Space Museum di Washington.



Su questo pannello, numeri e altre annotazioni scritte durante le trasmissioni vocali con il controllo missione. Sono state fatte a penna o con una matita, sicuramente da Michael Collins, pilota del modulo di comando, appena a sinistra del Sestante per la navigazione. Credit: NASM





Dopo l'ammaraggio, Michael Collins strisciò di nuovo nel modulo di comando e scrisse questa breve nota su uno dei pannelli. Credit: NASM



Queste note illustrano l'improvvisazione durante la missione e la modifica dei piani di volo circa ciò che doveva essere collocato in ogni armadio. Credit: NASM




L'immagine è stata scattata durante il periodo di quarantena e mostra la condizione della cabina poco dopo il suo arrivo. Si noti il ​​calendario visibile  a sinistra di John Harasaki, che aveva il compito di rimuovere gli elementi essenziali. Credit: NASA



Ogni giorno della missione Apollo 11 è segnato tranne il giorno dell'atterraggio. Il calendario è disegnato su un foglio di plastica tenuto da nastro adesivo. Credit: NASM


Mappe di stivaggio, trovate all'interno del modulo di comando di Apollo 11. Credit: NASM



Aggiornamento 3 marzo 2016:

Analysis of Handwritten Notes Inside the Cabin of Apollo 11 Spacecraft CM-107 "Columbia"






lunedì 8 febbraio 2016

Pillole di Apollo: L'albero della Luna in Italia


Aggiornamento 20 gennaio 2017


Il Pino Taeda arrivato in Italia nell'ottobre del 2011 è cresciuto! Ricordo ancora con emozione quei giorni.  Periodicamente vado a "trovarlo" e la cura delle guardie ecologiche del Parco Pineta di Appiano Gentile ha permesso all'albero - unico del suo genere in Italia - di crescere e fortificarsi. Ha ormai superato 5 inverni, nonostante alcune sofferenze dovute ai bruschi cambi climatici. Piantato in una zona dedicata e lontana dagli altri alberi della Pineta  - per preservarlo da possibili contagi -  è oggi ammirabile in tutto il suo splendore. 

venerdì 5 febbraio 2016

Edgar Mitchell è deceduto.


Scusate, scrivo di getto a caldo. È come se avessi perso un parente.

Mentre ero in viaggio, arriva un sms… Edgar Mitchell è morto! Penso: "scherzo di cattivo gusto" Poi leggo email e altri messaggi, tutti dicono “ma lo sai che…” 

Mitchell con il comandante di Apollo 14, Alan Shepard ha esplorato gli altopiani di Fra Mauro. Fu il terzo sbarco sulla Luna da parte  degli  Stati Uniti  (5 febbraio 1971).

“Siamo andati sulla luna come tecnici; siamo tornati come umanisti.” 
Edgar Mitchell


Il dr. Edgar Mitchell, Astronauta, Apollo 14 LMP e sesto uomo a camminare sulla Luna, è morto giovedi (4 febbraio), il giorno prima l'anniversario della sua atterraggio lunare. Aveva 85 anni. Mitchell è deceduto dopo una breve malattia in un ospedale vicino casa sua a West Palm Beach, in Florida.

È con grande tristezza e incredulità che ricevo la notizia della scomparsa di Edgar Mitchell. Mi unisco alla sua famiglia nel dolore di una così grande perdita. I miei pensieri vanno a loro. Solo mercoledì avevo parlato con la sua assistente storica Kathy e nulla presagiva questo tragico evento.

Permettetemi un ricordo personale: conoscevo il dr. Mitchell, (per me semplicemente Ed), da molti anni. Quando decisi di scrivere un libro sul Programma Apollo, lui fu il primo a rilasciarmi un'intervista. Sempre disponibile, anche negli ultimi tempi quando faceva fatica a viaggiare, non ha mai mancato gli appuntamenti.

Sempre schietto e diretto, mai giri di parole, era un uomo concreto che conosceva gli esseri umani come pochi. Introspettivo, profondo, irraggiungibile per molti di noi. Rimane il ricordo di un grande uomo, intelligente, coraggioso e sensibile.

Adesso, ne sono certo, troverà finalmente tutte le risposte sulla natura della coscienza umana, risposte che ha tanto cercato quando era in vita.

Continuerà a ispirarci e non sarà mai dimenticato.

Godspeed Ed!






“Nello spazio profondo sviluppi un’istantanea consapevolezza globale, un orientamento verso le persone, un’intensa insoddisfazione sullo stato del mondo, un impulso di fare qualcosa a riguardo. Da lassù sulla Luna, i problemi di politica internazionale sembrano così insignificanti. Vorresti prendere i politici per la collottola, trascinarli per un quarto di milione di miglia e dirgli ‘Guardati intorno, stronzo!'”  Edgar Mitchell

                                                         

mercoledì 3 febbraio 2016

Il nuovo Modulo Lunare Russo

Manca ancora un decennio, prima che si possa pensare di tornare sulla Luna con degli uomini, ma  per la prima volta dalla fine della corsa alla Luna, gli ingegneri russi hanno iniziato a lavorare su un lander lunare in grado di trasportare  gli  astronauti sulla Luna.

La macchina a quattro "zampe" sarà in grado di portare almeno due cosmonauti da un'orbita lunare sulla superficie della Luna. È stato sviluppato per  obiettivi strategici della Russia ma anche per una possibile e aggiungerei auspicabile cooperazione internazionale. Magari con l'europa.


Raffigurazione grafica del lander Credit Anatoly Zak

La sonda avrà un peso di quasi 20 tonnellate e assomiglierà al famoso Modulo Lunare Eagle, che nel luglio del 1969, la missione Apollo 11 portò Neil Armstrong e Buzz Aldrin sulla Luna. Il nuovo design russo è stato ideato su misura per un più piccolo è più economico razzo Angara-5V, piuttosto che un per un gigantesco razzo come il Saturn V dell'era Apollo.

Gli ingegneri russi contano su un paio di razzi Angara-5V per portare il modulo di atterraggio senza equipaggio verso il suo punto di partenza nell'orbita lunare. Sarebbero necessari 2 razzi per portare una navicella con quattro cosmonauti dalla Terra all'orbita lunare e una volta giunti in orbita lunare,  due membri dell'equipaggio potrebbero poi trasferirsi nel modulo lunare, (lanciato con il secondo razzo), sganciarsi e scendere sulla Luna.


Raffigurazione grafica del razzo Angara-5VCredit Anatoly Zak 

Secondo i più recenti piani, il primo sbarco russo sulla Luna potrebbe avvenire alla fine del 2020. Purtroppo, il programma spaziale russo è stato drasticamente rallentato negli ultimi anni, a causa di problemi economici del paese. Tuttavia, vi è una possibilità che nei prossimi anni, le principali agenzie spaziali possano trovare un accordo per una cooperazione spaziale su larga scala dopo il successo della Stazione Spaziale Internazionale che concluderà la sua missione nella seconda metà degli anni 2020.

Nonostante le aspirazioni della NASA di andare dritti verso Marte, è sempre più chiaro che per i suoi partner, in primo luogo la Russia e l'Europa, sarebbe più conveniente per iniziare con la Luna.
Se gli Stati Uniti cambiassero rotta e concordassero un programma lunare congiunto, il  lander lunare russo potrebbe venire molto utile.  Questo perché la NASA, per risparmiare fondi, ha abbandonato da tempo il proprio lavoro sul lander lunare Altair. 
Allo stesso tempo, l'agenzia statunitense si muove costantemente alla costruzione del grande razzo SLS, che è particolarmente adatto per le missioni lunari.  Il veicolo spaziale Orion sarebbe in grado di portare l'equipaggio in orbita lunare a poche centinaia di chilometri dalla Luna e l'unico pezzo mancante, ma fondamentale per la spedizione lunare,  sarebbe il veicolo per trasportare gli astronauti sulla superficie.

Oggi il lander ideato dagli ingegneri russi, peserebbe in totale circa 20 tonnellate,  con un modulo di discesa di circa 11 tonnellate, mentre quello di risalita peserebbe circa 8.5 tonnellate. (in questa fase i pesi sono puramente indicativi).
La cabina avrà due portelli, uno nella parte anteriore del modulo che conduce ad una scala per la discesa sulla superficie e un'altra nel portello di docking situato nella parte superiore per il trasferimento degli astronauti tra il modulo lunare e la navicella madre.

                         Raffigurazione grafica del lander sulla luna. Credit Anatoly Zak

Finora, ingegneri russi hanno esaminato attentamente vari layout per la cabina degli astronauti, a forma di cono e alcune forme globulari,  ma alla fine sono state abbandonate in favore di un design cilindrico classico. Per risparmiare spazio all'interno, gli ingegneri hanno sospeso i serbatoi di propellente all'esterno del modulo di risalita.

Attualmente, gli ingegneri russi stanno costruendo due lander lunari robotici,  il primo dei quali è previsto che atterrerà in una regione polare della Luna nel 2018. Se il programma congiunto di esplorazione lunare andrà avanti, nel  2019  il lander automatico diventerà un precursore per le missioni umane e anche per una base lunare occupata in modo permanente dagli esseri umani.  Credit Anatoly Zak di RussianSpaceWeb.com

Raffigurazione grafica del lander automatico sulla luna. Credit Anatoly Zak


martedì 2 febbraio 2016

Cina: nuove immagini a colori della Luna

Dopo gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica, nel 2013, la Cina è diventato il terzo paese ad avere compiuto un allunaggio con la missione Chang'e 3. (Dea cinese della Luna). L’Agenzia spaziale cinese, CSNA, ha in programma il lancio della missione Chang’e 4, che dovrebbe atterrare nel Polo Sud, sulla faccia nascosta della Luna. Se riusciranno nell'impresa, sarà il primo lander a raggiungere una zona lunare ancora non esplorata dai rover e da esseri umani.


La sonda Chang'e 3, trasportava il rover lunare Yutu lungo 1,5 metri e dal peso di 140 kilogrammi (sulla Terra). La CSNA, ha equipaggiato il rover e il lander con diversi sensori e videocamere per trasmettere immagini in tempo reale.

A distanza di quasi un anno dalla fine della missione, ora è possibile consultare tutto il set di fotografie scattate dal lander e da Yutu. Recentemente, e dopo numerose critiche da parte del mondo scientifico, l'Agenzia cinese, ha reso pubbliche centinaia di fotografie in alta definizione scattate durante la missione. Sono immagini a colori mai viste prima e che mostrano nuovi panorami, dopo quelli visti durante le Missioni Apollo.

Per vedere e scaricare tutte le immagini in alta risoluzione è necessario registrarsi al sito dell’Agenzia spaziale cinese, ma consiglio di visitare il sito di  Emily Lakdawalla della Planetary Society, che ha gentilmente messo a disposizione l'archivio completo. Le fotografie mostrano il lander e il rover oltre che a panorami lunari molto suggestivi che non si vedevano dai tempi del Programma Apollo.

Cliccare sulle immagini per ingrandirle.

Credit CNSA

Credit CNSA

Credit CNSA

Credit CNSA


Credit CNSA



lunedì 1 febbraio 2016

1 Febbraio 2003: Il disastro della navetta Columbia STS-107




Columbia STS-107

Dopo il disastro del Challenger (28 gennaio 1986), la NASA prese molte precauzioni, ma nelle imprese spaziali, la sicurezza al 100% non potrà mai essere garantita.

Il tragico momento del rientro: la navetta Columbia è distrutta.








La missione STS-107 Columbia fu lanciata il 16 gennaio 2003, alle 10:39 EST.                     A bordo c'erano sette membri dell'equipaggio, tra cui il primo astronauta israeliano. La missione si era svolta senza particolari problemi, fino al momento dell'atterraggio al Kennedy Space Center, che era previsto 1 febbraio dopo una missione di 16 giorni.... 
L'equipaggio non atterrò mai, mancano solo 16 minuti prima del touchdown. Il Columbia si era disintegrato in quasi 85.000 detriti.
Un'indagine di sette mesi, tra cui una ricerca, durata quattro mesi, in tutto il Texas per recuperare i detriti portò al ritrovamento di circa il 38 per cento della navetta  Columbia.


Durante le attività di recupero dei detriti, furono ritrovati anche alcuni esperimenti e gran parte dei dati scientifici era stata trasmessa a terra durante il volo.  Il programma spaziale americano subì una dura battuta d'arresto e la fiducia degli americani nella navetta riutilizzabile era a rischio.

La NASA continuò a migliorare le navette, arrivando così alla missione STS-135,  terminando la costruzione della Stazione Spaziale Internazionale e non rendendo vano il sacrificio dei sette astronauti.


"It is important to note at the outset that Columbia broke up during a phase of flight that, given the current design of the Orbiter, offered no possibility of crew survival".

"E' importante notare, anzitutto, che il Columbia ha subito un incidente durante una fase di volo che, data l'attuale configurazione dell'Orbiter, non ha offerto alcuna possibilità di sopravvivere all'equipaggio.

—Columbia Accident Investigation Board Report




Per approfondire: Space.com



L'equipaggio della missione STS-107, sotto con i caschi: il comandante Rick Husband e il Pilota Willie McCool, sopra da sinistra: Michael Anderson, Kalpana Chawla, David Brown, Laurel Clark e Ilan Ramon. Credit: NASA



    Credit: NASA


   Credit: NASA


    Credit: NASA



     Credit: NASA