lunedì 15 febbraio 2016

Pillole di Apollo: Le sarte delle tute spaziali

"Abbiamo scelto di andare sulla Luna in questo decennio e fare le altre cose, non perché sono facili, ma perché sono difficili, per questo obiettivo servirà organizzare il meglio della nostre energie e competenze, perché è una sfida che siamo disposti ad accettare che non siamo disposti a rinviare, e che abbiamo intenzione di vincere". Presidente John F. Kennedy, 12 settembre 1962, Rice University. 

In queste parole è racchiuso tutto lo sforzo degli Stati Uniti per arrivare sulla Luna. Ogni singolo strumento o macchina per arrivarci, andava progettato e costruito. Uno dei componenti fondamentali per sopravvivere alle estreme condizioni dello Spazio era la tuta spaziale. Questo delicato e importante lavoro fu commissionato alla ILC di Dover. Le tute erano delle vere e proprie "astronavi" in miniatura. 



Quando pensiamo allo sbarco sulla luna dell'Apollo 11 a che cosa pensiamo? Alla visione coraggiosa del presidente Kennedy, all'eroismo di  Neil Armstrong e Buzz Aldrin e purtroppo raramente si pensa al pilota del Modulo di Comando, Michael Collins. Forse pensiamo anche a: ingegneri, scienziati, astrofisici e tutti gli altri geni della NASA che hanno reso possibile il sogno di camminare sul nostro satellite. 


16 luglio 1969, Il mondo attendeva con il fiato sospeso che tre uomini seduti su un gigantesco razzo fossero lanciati in cielo, diretti verso la luna. Mezzo miliardo di persone era sintonizzata a guardare le sgranate immagini in bianco e nero di Buzz Aldrin e Neil Armstrong mentre uscivano dall'Aquila sulla superficie lunare. Il primo passo di Armstrong è stato il trionfo di una complessa operazione che ha segnato una nuova era per l'umanità.

Un gruppo di sarte in una piccola città chiamata Frederica nello stato del Delaware, erano tra coloro che  guardavano in quel momento la Luna. Il loro ruolo nella storia spaziale americana non ha eguali.

Adesso però proviamo a pensare al "reggiseno di vostra nonna"... Vi chiederete: Cosa? Senza la tecnologia alla base del reggiseno, lo sbarco sulla Luna non sarebbe stato possibile. I 21 strati di tessuto impalpabile inseriti nelle tute spaziali Apollo che hanno protetto  Armstrong e Aldrin dalla desolazione letale del vuoto lunare, sono state create dalle stesse persone che hanno fatto il reggiseno di vostra nonna. La Playtex

Le sarte della Playtex avevano un netto vantaggio rispetto ai loro concorrenti militari: sapevano come progettare un abito intorno al corpo umano. Tanti uomini hanno segnato il successo del Programma Apollo, ma poche donne, sono riuscite a realizzare qualcosa di veramente speciale. Mi sembrava doveroso ricordarle.

Nicholas de Moncheaux, autore del libro "Spacesuit Fashioning Apollo", che consiglio a chi ama le tute spaziali, ha intervistato alcune delle sarte che cucirono le tute Apollo.

Bert Pilkenton 80 anni: "Ho avuto la possibilità di lavorare a qualcosa di grande, ho costruito la tuta che è andata sulla luna.” Per 42 anni, la Sig.ra Pilkenton, insieme a circa altre 80 giovani donne ha lavorato per la International Lattex Corporation (ILC) di Dover, che faceva parte del gruppo Playtex nel 1960. La profonda conoscenza del corpo umano, le  competenze unite a  materiali sintetici dalle forme avvolgenti, trionfò sulle dure tute spaziali disegnate da appaltatori militari e furono preferite dagli ingegneri della NASA. Bert Pilkenton ride mentre svela un segreto: "Quando abbiamo costruito le tute Apollo  i nomi di alcune di noi sono stati scritti dentro quella tute, ed è stato come essere sulla Luna con gli astronauti."

Ruth Ratledge (82 anni) fino a 5 anni fa lavorava ancora alla ILC Dover: "io mi occupavo del braccio, del torso e delle speciali cerniere a tenuta. Quando qualcuna di noi si trovava in difficoltà, ci siamo sempre aiutate a vicenda, questo ha permesso di essere un squadra. Per gli astronauti, era una questione di vita o di morte. Senza la tuta protettiva, Aldrin e Armstrong sarebbero morti sulla Luna in meno di 30 secondi! L'errore non era contemplato. Non potevamo sbagliare nulla." Ratledge prosegue: "gli spilli erano contati e le tute venivano minuziosamente radiografate per essere sicure di non aver lasciato nulla all'interno... in caso contrario avremmo dovuto ricominciare tutto da capo."

Ellie Foraker, ha iniziò la sua carriera nel 1952 nella Playtex cucendo pantaloni per bambini.  La Foraker ricorda un simpatico episodio: "Un giorno trovai uno spillo all'interno di una tuta sulla quale stavo lavorando, andai dalla collega che mi aveva passato la tuta: "Vedi questo? E' appena venuto fuori dall'ultima tuta che hai cucito!  Presi lo spillo e lo ficcai nei glutei  della collega, e le dissi; Credi che ti ricorderai di toglierlo la prossima volta?" Se lo ricordò, e non accadde mai più!" Uno spillo che avrebbe potuto bucare la tuta proprio mentre erano sul suolo lunare e le conseguenze sono facilmente intuibili. Oggi quelle tute sono il testamento delle donne che realizzarono questi incredibili manufatti.

Al termine del Programma Apollo, le tute sono state consegnate al National Air and Space Museum Smithsonian  di  Washington e conservate presso il Garber Facility Center dove venivano gelosamente custodite e restaurate, attualmente le tute sono state trasferite presso lo Steven F.Udvar_Hazy Center di Chantilly, VA. 
Le tute conservate nel Garber Facility Center (Credit: Smithsonian)

     Mio articolo sulla tuta di Neil Armstrong (indicata nella foto) 
e la visita che feci nel luglio del 2009.




Gli strati interni delle tute Apollo Foto di Hazel Fellows  Credit ILC Dover







Una sarta al lavoro.Foto di Hazel Fellows  Credit ILC Dover



       Una sarta al lavoro Foto di Hazel Fellows  Credit ILC Dover



Una sarta al lavoro. Foto di Hazel Fellows  Credit ILC Dover

2 commenti:

gianluca atti ha detto...

Non sbagli un colpo Luigi! Un altro bellissimo articolo sul grande "Programma Apollo" e un doveroso omaggio a queste "ex ragazze" che con il loro lavoro semisconosciuto hanno fatto sì che "il più grande sogno dell'uomo" si realizzasse!!!

Biagio Cimini ha detto...

Eccezionale Luigi!