sabato 30 gennaio 2016

31 gennnaio 1971: Apollo 14

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Evitato il dramma nella missione precedente, con l’Apollo 14, la NASA si “giocava” tutto il programma. Un nuovo fallimento avrebbe portato alla cancellazione di tutte le altre restanti imprese lunari. Con questa incredibile pressione tre uomini si preparavano a tornare sulla Luna. Il comandante era una delle persone con più carisma che avesse mai volato nello spazio, già primo astronauta americano a compiere una missione spaziale. Questi era Alan Shepard, o come tutti lo chiamavano “Al”.  Il pilota del modulo di comando era Stuart Roosa, e proprio a lui spettò il compito di “battezzare” il modulo di comando con il nome “Kitty Hawk”, dal nome della località in North Carolina dove nel 1903 i fratelli Wright fecero volare per alcuni metri di quota, il primo modello d’aeroplano.

Il pilota del modulo lunare era Edgar Mitchell, capitano della Marina statunitense. Anche lui, come Roosa, era stato scelto con il quinto gruppo d’astronauti nel 1966.
   
  L'equipaggio di Apollo 14 da sx: Stuart Roosa, Alan Shepard e Edgar Mitchell Credit:NASA


Alle ore 16, tre minuti e due secondi (le 22.03 ora italiana), con i cinque grandi motori del Saturno V a massimo,  il grande razzo poté lentamente sollevarsi, imponente e maestoso, aumentando la velocità e illuminando la zona di Cape Kennedy.  


   La partenza di Apollo 14, il 31 gennaio 1971 Credit:NASA

Come quasi tutti i viaggi nello spazio, il viaggio verso la Luna di Shepard, Edgar Mitchell e Roosa fu costellato da una serie di inconvenienti tecnici che potevano portare all’annullamento dello sbarco lunare. Il più serio si verificò poco dopo la TLI (Inserzione Translunare), 3 ore e 14 minuti dopo il lancio quando la navicella si trovava a circa 11.600 km. dalla Terra. Dopo il distacco dell’Apollo dal 3° stadio del Saturno il modulo di comando e di servizio effettuarono la capriola di 180 gradi per andarsi ad agganciare al LEM che era inserito in cima al 3° stadio. Ma al primo tentativo Mitchell grido: “Non siamo riusciti ad agganciare!”. La ovvia risposta di Houston fu: “Fate un nuovo tentativo”. Anche il secondo tentativo fallì. “Siamo rimasti vicini per circa 4 secondi ma i tre ganci primari non sono scattati”
A quel punto, mentre la tensione saliva, si doveva tentare ancora almeno fino a quando le batterie si sarebbero esaurite circa 6 ore dopo; poi, Apollo 14 avrebbe dovuto rinunciare, e come la missione precedente raggiungere la Luna, girarle attorno e ritornare subito a Terra, con conseguenze facilmente prevedibili: La chiusura del programma Apollo!  Un solo click di tre stupidi ganci stava per affondare un programma spaziale…
Ma i tre uomini a bordo non ne volevano sapere di mollare ed effettuarono cinque tentativi in circa 90 minuti, tutti andati a vuoto, a Houston i tecnici esaminavano due modelli della sonda d’aggancio, cercando delle soluzioni da trasmettere ai tre astronauti. Fu ideato uno stratagemma:"Apollo 14 provare ad effettuare un aggancio escludendo i ganci principali e tentando solo con i 12 secondari”– suggerì da terra Eugene Cernan, comandante di riserva e grande esperto in docking (aveva provato nel simulatore questa soluzione). Al sesto tentativo, Roosa riuscì ad “attraccare” i due veicoli. 


La prima correzione di rotta prevista, fu cancellata, la seconda fu eseguita regolarmente il giorno dopo. La velocità venne aumentata di 69 chilometri orari, per recuperare i 40 minuti di ritardo accumulati durante la procedura di lancio, in modo da ripristinare i tempi del programma di volo. Il 3 febbraio sulla rotta Terra-Luna fu cancellata anche la terza correzione di rotta di metà percorso, per recuperare il combustibile sprecato durante i ripetuti tentativi per agganciare il LEM. Ci furono altri inconvenienti: le due batterie del LM inviarono un allarme, che però si rivelò un falso allarme.
L’altro inconveniente grave fu un difetto al radar-altimetro quello che si utilizzava nella fase finale di allunaggio. Il radar blocco il computer di bordo segnalando di abortire la missione! A terra venne subito elaborato un nuovo programma e in sole 3 ore i cervelloni del M.I.T. risolsero brillantemente il problema. Ma…non era finita! Gli astronauti si accorsero che il radar di discesa non si trovava nella corretta posizione era come bloccato! Mitchell ricorda ancora quei momenti: “ Ero veramente stanco per tutti quei problemi che mettevano a rischio la missione, volevo fortemente camminare sulla Luna e lo stesso era per Al, persi la pazienza e sferrai un pugno sugli interruttori….incredibile! Si misero a funzionare!


Il mattino di venerdì 5 febbraio Roosa è ormai solo nel modulo di comando, i suoi compagni, sono entrati nella navicella Antares e si accingono ad iniziare la discesa verso la superficie lunare, cominciano adesso le sue 34 solitarie orbite intorno alla Luna.


Durante la fase di discesa, giunsero delle voci lontane:

Mitchell: E’ una bella giornata oggi sulla terra di Fra’ Mauro!
Shepard: siamo perfettamente in rotta.
Mitchell: Okay, stai attraversando il Cratere Nord. Abbassati e vedi se puoi atterrare qui… c’è un po’ di polvere. Vai bene così Al.
Shepard: Mi pare che stiamo scendendo nel posto giusto, no ?
Houston: Vi seguiamo, Antares.
Mitchell: Okey Alan, vai giù, 120 piedi…96 piedi e in discesa, 80 piedi 75 piedi, pare vada bene. Magnifica discesa. 40 piedi… siamo in buona forma! 30 piedi.
Mitchell: Luci di contatto bene… motore fermo, motore… contatto Al.
Siamo sulla superficie!
Houston: Roger, Antares!

Erano le 10 e 18 in Italia, le 3 e 18 a Houston, per la terza volta l’uomo era sulla Luna. “Right on the money (Giusto sui quattrini).


Alle ore 15,56 ora italiana a Houston le 8,56 del mattino del 5 febbraio, Alan Shepard compiva il suo primo passo sul suolo lunare, diventando il 5 uomo a camminare sulla Luna. Edgar Mitchell lo seguì immediatamente dopo diventando il 6 uomo.
Questo il dialogo di quei momenti: “Al, possiamo vederti sulla scaletta in questo momento” disse il Cap-com da Houston – “Sulla destra dello schermo. ti vediamo bene mentre sei sul gradino più in basso… e sulla superficie… niente male per un uomo anziano!”
“Okay” – rispose Shepard sulla superficie lunare “Alan is on the surface, and it’s been a long way… but we’re here” (Okey, Al è sulla suerficie, ed è stata una strada lunga, ma ci siamo!). 
Mitchell subito dopo essere sceso dalla scaletta, disse: “è divertente, basta darsi una piccola spinta ed è come se una molla vi scattasse sotto il piede, dal suolo fino a spingervi in avanti, di dietro e di lato, come camminare su di un materasso a molle … è fantastico”

Il Lem Antares tra le desolate lande di Fra’ Mauro. Credit:NASA


Alan Shepard  Credit:NASA

Vennero installati tre geofoni per la registrazione delle onde provocate dalle esplosioni. Il montaggio del carrello M.E.T. fu faticoso, Shepard e Mitchell portarono termine il suo montaggio all’ombra del LM per evitare eccessivo consumo di ossigeno e accumulo di calore: infatti i battiti cardiaci di Shepard durante il suo dispiegamento passarono da 70 a 100 e quelli di Mitchell da 90 a 120. Una volta finito il montaggio, i due astronauti, ripreso fiato, partirono per la loro prima esplorazione. 
Della strumentazione scientifica faceva parte il complesso A.L.S.E.P., (Apollo Lunar Surface Experiment Packages) una piccola centralina elettronucleare funzionante a plutonio che trasmise dati sulla Terra per circa un anno.

Il Carrello M.E.T. (Modularized Equipement Transporter, Trasportatore Modulare di Equipaggiamenti) è la caratteristica principale, eletto a simbolo, che differenzia Apollo 14 da tutte le altre missioni.  Credit:NASA

La prima delle due EVA previste si concluse alle 20.20 ora italiana (le 13.20 ora di Houston), Alan Shepard risalì la scaletta del LM, pochi minuti dopo lo seguì Mitchell. “Sei tutto un pasticcio di polvere” – disse Shepard a Mitchell; “E tu non ti sei visto?” – fu la risposta di Mitchell. La prima EVA “Extra Vehicular Activity” era durata 4 ore e 48 minuti. Dopo essersi sistemati nel veicolo lunare i due astronauti tennero il consueto debrifing con gli scienziati del Centro di Houston. Concluso quest’ultimo impegno i due uomini consumarono il pasto e intorno alle 23 (ora italiana) andarono a dormire…
Purtroppo non riposarono affatto perché le tute ormai depressurizzate risultarono scomode e ingombranti, l’anello di giunzione del casco affaticava il loro collo e le brandine di fortuna, a causa della loro inclinazione, dava loro la sensazione di ribaltarsi in qualsiasi momento. 



Il 6 febbraio, ore 9.20 (in Italia). Con ben due ore d’anticipo sul programma e gli astronauti assonnati dalla scomoda notte iniziò la seconda attività extraveicolare Dopo qualche altra fotografia i due astronauti iniziarono ad incamminarsi in direzione del Cone Crater, l’obbiettivo primario della missione. Il cratere distava circa due chilometri dal punto d’atterraggio. 
Il Cone Crater (Cratere Cono) aveva i bordi che si sollevavano di circa 120 metri dal suolo sottostante, Shepard e Mitchell percorsero senza particolari problemi i 5/6 del tragitto che li separava dalla sommità, ma poi la salita si fece dura e lenta, il carretto M.E.T. era un’ulteriore pena perché andava trascinato a forza a volte dovevano letteralmente sollevarlo di peso per evitare grandi massi o avallamenti e l’ossigeno  diminuiva rapidamente così come rapidamente i battiti cardiaci aumentavano…I due uomini cominciarono ad ansimare e sudare, la temperatura all’interno delle tute aumentava pericolosamente! Dopo circa un’ora  e continui controlli sui parametri vitali degli astronauti, la preoccupazione dei controllori di voli saliva, questi i dialoghi tra Houston e i due uomini sulla Luna:
Houston: ehi, è dura la scalata a quanto ci risulta.
Shepard: dura? E’ una maledizione… caspita! Non avrei mai pensato che fosse così complicata, a guardare sembrava una cosa da nulla.
Mitchell: mi sa che la vetta è molto più lontana di quanto appare.
Houston: ragazzi, dovete tornare indietro adesso. La scalata è sospesa.
Shepard: me lo aspettavo… questo è l’ordine del giorno.
Mitchell: ma guardate che possiamo sempre provare per un po’, non è poi così lontana.
Ci un breve consulto a Houston con il dottor Charles Berry: “Se non stiamo attenti restano senza riserva di ossigeno. Abbiamo avuto già troppe noie finora per rischiare così. Date ordine netto: tornare all’Antares”.
Shepard e Mitchell obbedirono e iniziarono a scendere.
Houston: Okay ora va molto meglio.
Shepard: per forza stiamo scendendo…
Mitchell: e pensare che eravamo giunti a breve distanza dalla cima.
Houston: forza ragazzi, dirigetevi verso il LM. Vi aspetta un bel po’ di riposo, prima di ripartire. 

   
Ma i colpi di scena non erano terminati! Quando mancavano pochi minuti al rientro nel LM, mentre Mitchell finiva di sistemare le apparecchiature da riportare sulla Terra, Shepard disse: “Ecco qualcosa che gli americani conoscono molto bene”. Mitchell si girò e incredulo vide Shepard con una mazza da Golf in una mano (guanto) e nell’atra vide che teneva delle palline da golf! 
Shepard lanciò le palline sul suolo lunare, intanto a Houston sorpresi, ma non troppo, visto il personaggio; stavano a guardare allibiti!
Shepard fece una torsione del busto e sferrò un colpo alla prima pallina, ma la mancò come fosse un principiante, sollevando solo un gran polverone…
Non si diede per vinto al secondo tentativo, questa volta centrò in pieno la palla ed esclamò: “Fa miglia e miglia!” 

Dopo l’intermezzo sportivo, e dopo 4 ore e 35 minuti si conluse la seconda EVA e i due uomini tornarono sul LM chiudendo per l’ultima volta il portello di Antares. Malgrado non fossero riusciti ad esplorare il Cone crater gli scienziati a terra si ritennero soddisfatti, il materiale raccolto (circa 50 chilogrammi) era interessante Le descrizioni della zona di Frà Mauro furono le più dettagliate possibili.


Alle 19,48 (ora italiana) del 6 febbraio la sezione superiore del LM si staccò dalla sezione inferiore che fungeva anche da rampa di lancio, alla velocità di 5 metri al secondo. Alle 21,35 finalmente e senza nessun problema alla sonda di docking, le due navicelle furono di nuovo unite. Effettuarono il trasferimento dei campioni lunari e degli esperimenti da riportare sulla Terra e abbandonarono il LM proiettandolo in direzione della Luna, dove andò a schiantarsi.
Alle ore 2,39 del 7 febbraio quando l’Apollo 14 si trovava dietro la Luna , il motore del modulo di Servizio fu acceso per intraprendere il viaggio di ritorno.

Il 9 febbraio il modulo di comando si staccò dal modulo di servizio alle ore 21,35 (ora italiana) raggiungendo la vertiginosa velocità di rientro 39700 Km/h. tutto quello che separava gli astronauti dall’inferno esterno erano migliaia di cellette che sublimavano per resistere ai 3000 gradi di calore.
La navicella ammarò, dopo una discesa perfetta, a soli otto chilometri dalla portaerei USS New Orleans. La missione era durata 215 ore, un minuto e 58 secondi. La terza missione lunare con sbarco di uomini sulla Luna, aveva migliorato tutti i record ottenuti con Apollo 11 e 12.


Con Edgar Mitchell. Nel mio libro troverete una lunga intervista al Dott. Mitchell.
Un uomo unico nel suo genere.





Nell'ultima intervista rilasciata da Shepard, quest'ultimo racconta la vera storia dei colpi di golf sulla Luna. Shepard: "Come è noto, finora io sono l'unica persona ad aver colpito una pallina da golf sulla Luna. Probabilmente lo sarò ancora per un po'. Essendo un giocatore di golf, prima del volo, ero incuriosito dal fatto che una pallina, colpita con la stessa velocità, sarebbe andata sei volte più lontano... Ho pensato: "Che bel posto per colpire una pallina da golf!" Quando sono andato da Bob Gilruth per dirgli che volevo colpire un paio di palline da golf, mi disse non era assolutamente il caso. Gli spiegai che non si trattava di un vera mazza da golf, ma che avrei utilizzato il manico di una paletta e avrei adattato la testa di una mazza (acquistata insieme alle due palline a mie spese). Feci un patto con lui: se qualcosa va storto o abbiamo dei guasti alle attrezzature, non metterò in imbarazzo la NASA, salirò la scaletta, chiuderemo il portello e torneremo a casa. Alla fine il "Boss" disse: va bene. E' andata così."

Il comandante di Apollo 14, Alan Shepard.


Con Laura Shepard, figlia del comandante di Apollo 14, Alan Shepard. In mano abbiamo la replica fedele della mazza appartenuta a Shepard. Una grande emozione!






Con Rosemary Roosa, figlia di Stuart Roosa  Pilota del Modulo di Comando. Mi ha donato una foto del padre con dedica e il biglietto da visita di Roosa. 


APOLLO 14 (AS-509)
The Third Manned Lunar Landing
Credit: NASA SP-272, Apollo 14 Preliminary Science Report.


Apollo 14 landed in the Fra Mauro region, the intended landing site of the aborted Apollo 13 mission. The astronauts used the Modularized Equipment Transporter (MET) to haul equipment during two EVAs (later missions would use the Lunar Roving Vehicle). They collected samples, took photographs, and the nearby Cone crater. One of the more famous moments came at the end of the second EVA when Apollo 14 commander Alan Shepard hit 2 golf balls on the Moon.

Summary of Events
The Apollo 14 mission was the third manned lunar landing mission. Its objective was to perform detailed scientific lunar exploration. The space vehicle with a crew of Alan B. Shepard, Jr., the commander; Stuart A. Roosa, the command module pilot; and Edgar D. Mitchell, the lunar module pilot, was launched from Kennedy Space Center, Fla., at 4:03:22 EST on January 31, 1971.

The touchdown occurred at 08:37:10 GMT, February 5, within 50m (160 ft) of the target point in the Fra Mauro highlands. The first extravehicular activity (EVA) began 5 hr 23 min after touchdown.

A color television camera mounted on the descent stage provided live coverage of the descent of both astronauts to the lunar surface. The crew deployed the U.S. flag and and the solar-wind composition experiment, erected the S-band antenna, and off-loaded the modularized equipment transporter (MET), laser ranging retroreflector (LRRR), and the Apollo lunar-surface experiments package (ALSEP).

The second EVA was a planned extended geological traverse of Cone Crater. All equipment required for the geological traverse, including the lunar portable magnetometer (LPM), was loaded on the MET. The traverse up the side of Cone Crater provided experience in climbing and working in hilly terrain in 1/6 earth gravity conditions. This EVA lasted 4 hr and 20 min, during which time the astronauts traveled approximately 3 km.

Liftoff occurred at 18:48 GMT, February 6, after 33 hr on the lunar surface. After crew transfer, the LM ascent stage was separated and remotely guided to impact on the lunar surface. Impact occurred between Apollo 12 and 14 seismometers. The resulting seismic signal lasted for 1.5 hr and was recorded by both instruments.

The command module splashed down in the Pacific Ocean approximately 1 km from the target point at 20:24 GMT, February 9, 1971. 








1 commento:

gianluca atti ha detto...

Bellissimo racconto e ricordo Luigi di una delle missioni lunari che ricordo sempre molto volentieri! Sarà anche perché mi riporta al mio periodo da giovinetto,(come si diceva una volta!). Sarà perché il 31 gennaio 1971 era una domenica come quest'anno ed anche il giorno in cui si festeggia il Santo Patrono di Modena, San Geminiano con la classica "fiera",(così la chiamiamo noi emiliani),con banchetti colmi di dolciumi, giochi e... porchetta! Sarà che quel giorno dopo essermi divertito tanto seguì con tanto interesse, (lo ricordo come fosse ora!), il collegamento in diretta con Cape Kennedy con relativo rinvio e poi partenza, e sarà anche che il giorno dopo 1 febbraio, avrei compiuto 8 anni chiedendo ai miei genitori come regalo alcuni quotidiani sul lancio dell'Apollo 14. Quotidiani che conservo ancora gelosamente!