venerdì 1 gennaio 2016

Skylab 4 e lo "sciopero" spaziale

Il 16 novembre 1973 decollava l'ultima missione Skylab (4), A bordo c’erano tre astronauti: il comandante della missione Gerald Paul Carr, William Pogue, il pilota e Edward G. Gibson, scienziato e astronauta. 



Non vi racconterò gli scopi e i risultati di questa pionieristica missione, ma del primo "presunto" sciopero spaziale. 

Tutto iniziò con un piccolo episodio accaduto subito dopo essere arrivati a bordo della stazione spaziale, il pilota Pogue si sentì male e vomitò, un disturbo chiamato sindrome di adattamento allo spazio. Un attacco di vomito nello spazio non è una banalità, ma gli astronauti preferirono non comunicare il malessere di Pogue per evitare ritardi e problemi con la missione. A Houston però, il fatto non passò inosservato perché le comunicazioni a bordo venivano registrate...
Il giorno dopo il centro di controllo rimproverò duramente i tre astronauti per aver tenuto nascoste le condizioni di Pogue. E i rapporti tra Terra e Skylab si fecero decisamente più tesi.

Il programma di lavoro era fittissimo di impegni, le canoniche 8 ore di lavoro, 8 di svago e 8 di riposo, si trasformarono in quasi 16 ore di lavoro e 8 di riposo, togliendo praticamente i momenti di relax durante la giornata lavorativa.

Durante Skylab 3 gli astronauti: Alan Bean, Jack Lousma e Owen Garriot avevano raggiunto il 150% degli obbiettivi, ottenendo grandi risultati. La NASA per l'ultima missione di 84 giorni prevedeva altrettanti risultati.




    Carr e Pogue durante la missione



Prima della partenza i Comandanti delle missioni precedenti: Pete Conrad e Alan Bean (Apollo12), fecero notare che il programma preparato per la missione Skylab 4  appariva come troppo fitto di impegni e gli astronauti avrebbero fatto fatica a reggere lo stress. La Nasa non fece nulla per modificare il piano di volo, ma presto si presentarono i primi problemi.

Una volta in orbita durante una delle infinite comunicazioni con il controllo missione Carr disse:"Houston, come pensate di farci lavorare 16 ore nello Spazio, se non lo faremmo mai sulla Terra?". Con queste parole iniziò il braccio di ferro tra astronauti e il controllo missione, che considerava "lagnosi" i tre uomini nello Spazio.

I rapporti tra Terra e Skylab si fecero decisamente sempre più tesi perché  il fitto programma di esperimenti, composto da: osservazioni della Terra, astronomia solare, astronomia stellare, fisica dello spazio, geofisica, studi medici, biologici e tecnologici a micro gravità, doveva andare avanti così per tutti gli 84 giorni previsti della missione, ma gli astronauti non erano esattamente d’accordo.

Arrivati al culmine della tensione, i tre astronauti Carr, Pouge e Gibson annunciarono via radio al centro di controllo che serviva loro un giorno libero e   "accidentalmente" spensero le tre radio (di solito ne spegnevano al massimo due). Gibson: "In uno sforzo per aumentare la nostra efficienza, di tanto in tanto solo uno di noi ascoltava il traffico voce da terra, mentre gli altri due di noi spegnevano la radio, lavorando senza interruzione. Beh, un giorno abbiamo fatto un errore e per una intera orbita tutti e tre abbiamo spento le nostre radio!" Questo piccolo incidente contribuì ulteriormente alla convinzione che gli astronauti erano "scorbutici" e si erano rifiutati di parlare con i controllori di terra!

Dopo il momento panico al centro di controllo NASA, Carr una volta riaccesa la radio comunicò le richieste a Terra: "Abbiamo bisogno di più tempo per riposare. Ci serve una lista di cose da fare, ma che non sia così fitta. Non vogliamo più fare gli esercizi dopo i pasti. Dobbiamo riportare le cose sotto controllo".

Nei giorni successivi, astronauti e centro di controllo lavorarono insieme a un nuovo piano di lavoro il carico venne alleggerito, riportando la serenità a bordo.

Carr: "La mattina dopo ci hanno inviato un messaggio con la telescrivente in cui hanno riscritto il programma dell'equipaggio, eliminando grandi esperimenti dopo cena e questo nuovo modo di lavorare ha sicuramente migliorato l'umore a bordo".

Una volta tornati sulla Terra ai tre astronauti non venne più assegnata una missione spaziale, ma la NASA cambiò radicalmente l'approccio lavorativo con gli astronauti. Il sistema "militare" non funziona con uomini altamamente specializzati, in condizioni di stress  e soprattutto a diverse centinaia di chilometri fuori dal Pianeta. 

Va anche detto che la missione Skylab 4, nonostante alcune incomprensioni fra equipaggio e tecnici a terra, fu un successo clamoroso, riportando tonnellate di dati biomedici, molti risultati di vari esperimenti, osservazioni della Terra, e una nuova prospettiva sulla fisica solare.

Oggi gli astronauti del Programma Skylab sono rimasti in 7 dopo la scomparsa di Conrad e di Pogue che ci ha lasciato nel 2014. Ho avuto la fortuna di incontrarli  a più riprese. (nel 2009 tutti insieme) Bill Pogue era il più simpatico e disponibile dell'equipaggio, un uomo pieno di umanità. Anche Carr e Gibson sono uomini affabili che ti ascoltano e ti guardano con stupore quando gli dici che ti interessa la loro missione. 

Di Pogue conservo gelosamente i suoi manuali utilizzati durante il training e lo ricordo sempre allegro anche negli ultimi tempi quando faceva fatica a camminare, ma per salutarti e parlarti si alzava in piedi.  

Uomini di un'altra epoca.

Se vi interessa approfondire consiglio questo libro:
Homesteading Space
The Skylab Story
di: David Hitt, Owen Garriott, and Joe Kerwin


Una foto con gli astronauti del programma Skylab, assente solo Pete Conrad.
Alla mia destra l'equipaggio di Skylab 4: Carr, Gibson e Bill Pogue (1939-2014)





1 commento:

gianluca atti ha detto...

bellissimo articolo Luigi (come solito sai fare!) grazie e ancora... AUGURI PER UN SERENO 2016!!!